domenica 23 novembre 2008

La partita di Cesare. Prandelli, il calcio a misura d'uomo


Autori: Bucciantini Marco Prizio Stefano
Editore: Limina
Genere: arti ricreative. spettacolo. sport
Pagine: X-166
Data pubblicazione: 2008
Prezzo: € 16,00

Descrizione
Cesare Prandelli è in campo. Il calcio è il mestiere, la vita che ha scelto di fare. Che ama. In amore si da. Con il cuore bisogna costruirsi e proteggere un posto migliore. Chi ama questo sport dovrebbe farlo. E l'istinto più naturale, quello di conservazione, di sopravvivenza. Questo libro si è messo accanto a Prandelli, alla sua eccezionale normalità. Alla sua terra, alla sua gente. Questo è un libro d'amore per la Fiorentina, perché siamo vestiti del nostro tifo e dei nostri sentimenti. "Si è tifosi della propria squadra perché si è tifosi della propria vita". Questo è Giovanni Raboni, poeta emiliano. Ancora calcio, e ancora vita.

sabato 15 novembre 2008

Fair Play ... "Arbitro, non è gol". E il ragazzino albanese commuove il pubblico


Categoria Allievi: Vigonza contro Borgoricco.
La rete, l’ammissione, gli applausi.

Articolo pubblicato da "Il Mattino di Padova" da Marianna Pagliarin.

VIGONZA. Pubblico in piedi e un lungo applauso, persino un briciolo di commozione. E lui, il ragazzino albanese che sorride, e fa un piccolo cenno di ringraziamento. Dai ragazzi c’è da imparare.
Parliamo di un episodio accaduto domenica scorsa sul campo parrocchiale di Codiverno. Vigonza-Borgoricco, categoria Allievi (sedicenni). E’ il 20’ del primo tempo, gli ospiti sono già in vantaggio. Un lungo lancio di Filippo Dandolo giunge a Orjad Verjoni che, dal fondo, serve al centro Davide Tramarin. Palla in rete, l’arbitro fischia il gol e si dirige verso metà campo. Ma il giovane albanese corre verso il direttore di gara, lo raggiunge. Il pubblico vede i due parlottare. E poi l’arbitro dare la mano al ragazzo. E annullare il gol!
E’ successo semplicemente che Orjad ha detto all’arbitro che il pallone era già uscito sul fondo al momento del suo passaggio prima del gol. Il pubblico, per la verità, ci ha messo un po’ a capire cosa accadeva, ma poi è scattato un grande applauso.
«Tutti si sono complimentati con me, anche l’allenatore dei nostri avversari», dice adesso Orjad, da sette anni in Italia e da tre nella squadra giovanile del Borgoricco, paese dove vive con i genitori. E aggiunge: «Sono contento, ma quello che ho fatto l’ho fatto senza pensarci, mi è venuto normale dire la verità. Comunque abbiamo vinto la partita e ho fatto anche due gol!».
Gianni Vecchiato, dirigente della società in cui giochi, il Borgoricco, dice che sei molto amato nel gruppo e sei diventato un trascinatore della squadra. Vero?
Sì, mi trovo molto bene con i miei compagni, gioco qui da tre anni e ho un bellissimo rapporto con tutti. Il signor Vecchiato ha molta stima in me e lo ringrazio. Poco tempo fa mi ha chiesto se ero interessato ad aiutare ad allenare i bambini dei Primi Calci. Mi piacerebbe tantissimo, ma finchè vado a scuola non ho molto tempo.
A proposito di scuola, cosa studi e cosa sogni per il tuo futuro?
Frequento una scuola per geometri a Mirano, in provincia di Venezia, e spero di diplomarmi con il massimo dei voti e diventare un buon geometra, ma soprattutto di essere una brava persona.
Nel calcio sei già di esempio per molti dopo il bel gesto di domenica.
Ho fatto quello che mi sentivo di fare, senza pensarci. Era la cosa giusta. Mi hanno insegnato il rispetto per gli altri, sia in famiglia, sia in squadra. E anzi vorrei ringraziare la società del Borgoricco che crede in me e crede anche nel mio sogno...
Il sogno è di fare il calciatore, per caso?
Eh sì! Sarà banale e comune, ma è il mio grande sogno.
Nel calcio ci sono tanti campioni che vengono presi come esempio dai più giovani. Hai un modello di riferimento?
Sì, certo, stimo moltissimo Del Piero e Kakà, li trovo spettacolari! Però io sono interista...
(E nel fair play questo piccolo campione ha dato tutti una bella lezione).

giovedì 13 novembre 2008

All'arbitro 5 anni di squalifica.


Delibera senza precedenti della Commissione Disciplinare

Si riporta integralmente la delibera pubblicata nel Comunicato Ufficiale n. 17 del 13 novembre 2008 dal Comitato Regionale Sardegna

La Procura Federale della F.I.G.C. ha deferito a questa Commissione Disciplinare i signori M. D. e S. S., entrambi tesserati appartenenti al Comitato Regionale Arbitri della Sardegna, per rispondere:
1) il M. delle violazioni di cui agli artt. 1 commi 1° e 3° e 2 comma 1° del Codice di Giustizia Sportiva e all’art. 40 commi 1° e 3° lett. a) e c) del Regolamento A.I.A., per avere, nel corso del campionato 2007/08, gestito in modo scorretto il software “Sinfonia” (programma di inserimento delle richieste di rimborsi arbitrali), inserendo richieste di rimborsi in relazione a partite di campionato non disputate e per avere incassato parte dei relativi rimborsi spese attribuiti ingiustificatamente a S. S.; nonché per avere omesso di presentarsi davanti alla Sezione A.I.A di Nuoro in data 7.5.08., benché ritualmente convocato dalla Procura Federale;
2) il S. delle violazioni di cui agli artt. 1 commi 1° e 2 comma 1° del Codice di Giustizia Sportiva e all’art. 40 commi 1° e 3° lett. a) e c) del Regolamento A.I.A., per avere, nel corso del campionato 2007/08, grazie ad una gestione scorretta del software “Sinfonia” da parte di M. D., ottenuto indebiti rimborsi in relazione a partite di campionato non disputate.
Afferma la Procura Federale che, da una verifica di tutte le partite dei campionati 2007/08 giovanissimi, allievi, juniores e terza categoria, inserite nel software in uso presso la Sezione A.I.A. di Nuoro ai fini dell’ottenimento dei rimborsi arbitrali, sono emerse irregolari imputazioni in ordine a ventidue gare; in particolare l’analisi dei dati acquisiti ha evidenziato l’inserimento nel programma di tredici partite della società Orunese, nonostante che fossero state annullate a seguito della cancellazione della squadra dal calendario del campionato giovanissimi all’inizio della stagione, ed inoltre, per le restanti nove gare, l’indicazione in qualità di beneficiari di arbitri diversi da quelli che le avevano dirette.
Osserva la Procura Federale che l’unico effettivo beneficiato dalle irregolarità risulta essere S. S., in quanto altri arbitri coinvolti, pur avendo percepito somme per partite non giocate, viceversa non hanno incassato i dovuti compensi per altre partite da loro effettivamente dirette.
Il S., nel corso delle indagini, ha ammesso di essere consapevole degli indebiti rimborsi arbitrali percepiti e ha dichiarato in proposito di essere stato contattato dal più anziano collega M. D., che gli aveva chiesto di prestarsi a ricevere rimborsi per importi superiori al dovuto, salvo decurtare le differenze e consegnarle allo stesso M.; ha riferito di avere sempre portato gli assegni ricevuti all’incasso e consegnato effettivamente al collega le somme di denaro a lui non spettanti; ha precisato che, a detta del M., tale marchingegno era necessario per poter fare avere quanto dovuto ai nuovi arbitri che non avevano ancora ricevuto il codice meccanografico che abilitava al rimborso CED.
Il M. non ha reso dichiarazioni; infatti, benché convocato, non si è reso diligente.
In sede di giudizio, il rappresentante della Procura Federale ha chiesto di infliggere ad entrambi gli arbitri la sanzione dell’inibizione temporanea di cui all’art. 19 cc. 1° lett. h) e 3°, da quantificarsi in cinque anni per il M. e in quattro anni per il S..
Il M., in una memoria difensiva inviata a questa Commissione, ha ammesso i fatti a lui attribuiti, dichiarando, a sua discolpa, di avere elaborato il sistema che gli permetteva di intascare somme di denaro per gare non dirette, allo scopo di ricuperare i rimborsi chilometrici, che non gli erano mai stati pagati nonostante fossero dovuti, per tutte le volte che si era dovuto recare da Bosa a Nuoro per seguire il sistema computerizzato della Sezione A.I.A. di Nuoro.
La Commissione concorda integralmente con le conclusioni del rappresentante della Procura Federale.
Il fatto oggetto del presente giudizio è gravemente lesivo dei principi di lealtà, correttezza e probità ala cui osservanza sono tenuti tutti coloro che svolgono qualsiasi attività nell’ambito dell’ordinamento federale.
E’ particolarmente grave – e pertanto meritevole della sanzione richiesta nella misura massima prevista dal C.G.S. - il comportamento del M., che, con artifizi e raggiri e coinvolgendo nell’azione illecita altri tesserati, ha percepito somme di denaro a lui non dovute, fornendo in proposito, nella lettera inviata a questa Commissione, giustificazioni completamente risibili.
Meno grave, ma pur sempre fortemente censurabile e meritevole di adeguata sanzione, è il comportamento del S., a cui non può in alcun modo essere riconosciuta la buona fede, nonostante egli abbia agito non allo scopo di intascare indebiti compensi, ma solo a titolo di collaborazione con il M.; egli infatti non poteva non rendersi conto che, qualunque fosse la ragione degli artifizi effettuati dal collega addetto al software, in ogni caso fosse contrario ai doveri di lealtà, correttezza e probità accettare l’emissione a suo favore di assegni comprendenti somme di denaro a lui non spettanti.
Per questi motivi, la Commissione DELIBERA di dichiarare i soggetti deferiti responsabili per i fatti loro ascritti e di infliggere ai medesimi la sanzione dell’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla F.I.G.C., a M. D. per la durata di anni cinque e a S. S. per la durata di anni quattro.

martedì 11 novembre 2008

Re lite Sconcerti - Mourinho: Sky, ti sorprende sempre


Giornalismo sportivo, nuovo, dinamico, non urlato.
Noi che siamo cresciuti con Biscardi o con le interviste possibili di Amedeo Goria ed i con commenti tecnici di Fulvio Collovati, vedere lo sport su Sky (pagato profumatamente) era ed è un piacere.
Vuoi mettere la voce ed il contagioso trasporto di Fabio Caressa con il soporifero commento del pur bravo Bruno Pizzul o le a volte parziali, ma precise disamine tecniche di Bebbe Bergomi con quelle di Sandro Mazzola?
E poi, diciamola ancora tutta, in studio con Ilaria D’Amico l’occhio si prende la sua parte rispetto magari alla visione della pur brava Stella Bruno.
Ma il sapone c’è anche per Sky, eccome.
Mario Sconcerti, trent’anni di giornalismo ad alto livello, direttore, editorialista, commentatore, amante dei numeri e delle statistiche, domenica è scivolato (col sapone di cui sopra) e ha dato, a mio parere, una immagine che poco qualifica la professione per cui è pagato anche da me, abbonato Sky.
La domenica pomeriggio deve “fare il suo mestiere”, lo hanno messo apposta per dare numeri e fare domande intelligenti, cercare di dare in là per qualche polemica, metterci del sale insomma.
Tempo addietro ha fatto “imbarcare”un paio di volte il mite Spalletti, che talvolta stava per perdere la pazienza, ma stoicamente non lo ha mai mandato “affanculo”.
Ma il buon Luciano sa come funziona in Italia, anche dopo una brutta sconfitta bisogna presentarsi in sala stampa (perché da contratto bisogna farlo, dire due cosettine semplici, girare attorno al nulla, banalità a secchiate e poi la lucina rossa si spegne e a microfoni spenti a Sconcerti e simili li mandi pure a quel paese).
Ma il buon Mario, che pensa veramente di essere bravo, con stile da inviato FOX News, ha pestato due volte piedi a quelli dell’Inter, o meglio ai tecnici dell’Inter, Baresi e Mourinho.
Dopo una vittoria dei nerazzurri, ha trovato da dire a Beppe Baresi, in diretta, che “con tutto il rispetto per Lei, ma intervistare Mourinho è un’altra cosa …” Che eleganza.
La novità, non colta dal buon Mario, che il titolare della panchina considera il suo vice assolutamente all’altezza della situazione e se si è presentato in sala stampa vuol dire che ha un suo ruolo e può anche rispondere alle semplici e solite domande di un banale assoluto che fanno quasi tutti i giornalisti dalle h. 17 in poi (anche per giorni e giorni).
Beppe Baresi glielo ha fatto notare e Sconcerti, con volto arrossato e colto in evidente ambasce, gli ha detto testuale “Baresi mi faccia fare il mio mestiere”.
Surperfluo dire che anche Baresi voleva e vuole fare il suo mestiere e se stava in sala stampa era proprio per assolvere al suo compito.
Quindi, prima novità non colta dal mondo giornalistico: anche il collaboratore dell’Allenatore può presentarsi in sala stampa, rispondere e chiarire aspetti tecnici con pieno titolo e dignità. Veda signor Mourinho, in Italia noi eravamo abituati a vedere il “secondo” ai microfoni solamente perché il titolare era squalificato o malato. In un team che si rispetti, del quale lei ne risponde a pieno titolo, aver dato spazio e risalto ad un collaboratore con il quale divide tensioni, decisioni, gioie e amarezze, qua da noi non si usa.
Invece questa sua premura, normale da altre parti, noi l’abbiamo apprezzata molto. Il buon Sconcerti, evidentemente deve parlare solo con il “Titolare”. E dire che Baresi si è presentato in sala stampa dopo una vittoria …
Ma il “titolare” di quella panchina lo ha trovato domenica, dopo la vittoria con l’Udinese.
E qui Sconcerti ha preso uno scoglio, grosso, evidente. Che fosse in conflitto di interesse, lo sapeva anche Josè, che non glielo ha mandato a dire.
“Lei è amico di Mancini”.
Il buon Josè sa che Sconcerti, alla presidenza dell’allora malata Fiorentina, chiamò il Mancio in panchina (molte cene a Roma dai tempi in cui giocava con la Lazio avevano fatto sbocciare la tenera amicizia). Ma fin qui poco da dire. Solo che il giovane e rampante Mancini, era sprovvisto di patentino, quindi era allora un abusivo. Ma Sconcerti, bene addentrato nel Palazzo, aveva avuto modo di aggirare il problema, con tanti saluti all’AIAC Nazionale e agli Allenatori in regola ( che strano, la storia somiglia quasi a quella dei giorni nostri con il Bologna, ma almeno Sinisa ha l’abilitazione . . . o no?).
Sconcerti quando “fa il suo mestiere” può anche avere le sue simpatie, Mourinho ha notato prevenzione e giustamente le ha rimarcato che le cene servono per intrattenere buoni rapporti, ma con lui non ne fa perché non ne ha bisogno.
Dei ventisei tornei ai quali ha partecipato, lui ne ha vinti tredici.
Sicuramente stiamo incominciando a capire perchè in Inghilterra lo chiamavano “special one”, perchè è un allenatore moderno dal punto di vista televisivo e che non le manda certo a dire.
L’impressione è che per il momento l’Inter non stia giocando un grande calcio e che finchè i risultati sono dalla sua parte non gli si possa fare molte critiche. Lo spogliatoio dell’Inter ha fagocitato più allenatori di qualunque altra squadra negli ultimi anni. Anche con Mancini, la situazione non è mai stata del tutto tranquilla. Adesso c’è un allenatore che a volte può apparire spocchioso ma che ha dato delle regole ed è il primo a rispettarle. Si è guadagnato la fiducia dell’ambiente, dei giocatori e, scusate se è poco, sta portando i benedetti risultati. Cosa volete ancora? Telenovelas del tipo Adriano/Mancini? Eliminazioni a raffica dalla Champions?
In Italia, eravamo abituati a Terim, Lucescu, Cuper, Lazaroni, Tabarez, Perez, Carlos Bianchi. Questo è diverso, mi sembra che non abbassi la testa per fare carriera. Sconcerti lasci perdere gli antichi amori, o li consigli a qualche altra società, guardi almeno con stimolante curiosità a chi fa il suo mestiere in maniera diversa, nuova, almeno per noi. Apprezzi almeno la novità, non sia prevenuto. Chi va per mare, navigando a vista, deve mettere in conto che lo scoglio può prenderlo, prima o poi l’ora del fesso arriva per tutti. Caro Mario, ultimamente lei ha preso due scogli, ora puntelli la prora e si pari il sedere, il mare è pieno di insidie, anche per un consumato navigatore come lei. Noi la guardiamo su Sky e sappiamo. Meglio andare avanti non crede? Anche Mancini ha scritto un pezzo di storia importante nell'Inter, ma ora c'è Mourinho, malgrado a lei non stia bene. Con affetto e simpatia.


Fiorentino Pironti, Allenatore di Base UEFA B, membro AIAC Toscana, telespettatore pagante di Sky, sportivo.

La lezione di Mourinho alle vedove di Mancini

Editoriale di Xavier Jacobelli su Mister x

Non saremo mai abbastanza grati a Josè Mourinho per la ventata di aria nuova che sta portando nel football italiano. Sia perché l’allenatore dell’Inter ha il coraggio delle sue idee sia perché i risultati gli stanno dando ragione in campionato e in Champions League, sia perché prende a calci l’insopportabile ipocrisia, l’urticante supponenza, la malcelata presunzione con la quale alcune vedove di Mancini pretendono di spiegargli come va il mondo.

E’ accaduto anche dopo la sofferta quanto fondamentale vittoria dei campioni d’Italia sulla splendida Udinese, che li aveva fatti soffrire a San Siro sino al provvidenziale gol di Cruz. Da persona intelligente qual è, Mourinho ha preso atto degli sbandamenti difensivi costati ai nerazzurri 5 gol nei due precedenti incontri (2 dalla Reggina, 2 dall’Anorthosis) e, conscio della pericolosità friulana, è tornato al 4-3-3. Josè ha fatto la mossa giusta al momento giusto e ha vinto.

Tutto il resto è fuffa. E’ fuffa chi rimpiange Mancini, dimentico di averlo attaccato sino all’ultimo giorno della sua esperienza interista o perché sodale, amico, sponsor del marchigiano che non ha bisogno di badanti per costruirsi un altro futuro. E’ fuffa chi è convinto di essere più bravo di Mourinho al punto da ritenere che le variazioni tattiche adottate contro l’Udinese non siano frutto dell’intelligenza del tecnico, ma delle critiche che gli sono state mosse. E’ fuffa chi continua a guardarsi indietro, a paragonare il presente con il passato. Addirittura, in una delle tv davanti alle quali si è presentato con educazione e intelligenza, Josè si è sentito ricordare che Moratti cacciò Simoni nonostante fosse al vertice della classifica. Ma che cosa c’entra? Ma che razza di modo di ragionare è questo? Ma perché, in questo Paese, non si parla mai di fatti concreti e si cerca di buttarla sempre in caciara? La gelosia, l’invidia, la fustrazione sono avversari rognosi anche per un totem come Mourinho che, prima di arrivare a Milano, aveva vinto 13 dei 26 trofei in cui era sceso in lizza con i club che si erano affidati a lui. Eppure, il signore portoghese ha spalle larghe e determinazione feroce per imporsi anche in Italia. Dove tutti, piaccia o no, sino alla fine dovranno fare i conti con lui e con l’Inter.
Xavier Jacobelli