domenica 1 novembre 2009

Storia di Montalbano il sindaco-allenatore



Articolo pubblicato da La Repubblica Napoli.it

Ex tennista, tiratore al piattello, medico dello sport
"Ci ispiriamo all'Olanda degli anni '70 ma anche al Milan di Arrigo Sacchi"

Un sindaco-allenatore per Nocera Superiore. È Gaetano Montalbano, tecnico della sorprendente Vis, terza in classifica nel campionato di Eccellenza, e primo cittadino della città dal 2001. Storia particolare, la sua. Per 12 anni, dal 1974 al 1986, è stato prima giocatore, poi allenatore della squadra rossonera. «Ci allenavamo in una parrocchia su un campo di cinquanta metri, il sabato dovevamo andare in giro per cercare l´impianto che ci ospitasse». Anni di sorrisi e gioie, prima della svolta: «Ero arrivato a un bivio, avrei dovuto scegliere se entrare nel mondo del calcio professionistico o dedicarmi ad un´altra attività». Dal 1986 inizia un´altra vita: Montalbano si dedica al tennis, arrivando fino in serie B1, e al tiro al piattello, conquistando un titolo italiano individuale nel 1989, e ancora un mondiale e un europeo per club nel 2001, 2003 e 2006. Si laurea anche in medicina, si specializza in medicina dello sport. E intanto coltiva un´altra passione, la politica: «È iniziata quasi per gioco - spiega - Fino al 1990 sono stato consigliere comunale a Nocera Inferiore, poi sono rimasto ai margini per qualche anno prima dell´elezione a sindaco di Nocera Superiore». La sua Vis Nocera Superiore è la sorpresa del campionato d´Eccellenza: «Siamo a due punti dalla capolista. Lavoro in una società splendida, dove ognuno fa il proprio lavoro nel migliore dei modi: qui c´è un progetto serio e valido». Montalbano ha rifiutato diverse offerte pur di lavorare, gratis, nella squadra della sua città: «Vogliamo arrivare in alto. Però, sia chiaro, alleno solo quando non ho impegni professionali o istituzionali». Colletto, D´Amico, Scarpa e Landini sono i quattro senatori che guidano un gruppo di ventenni. «Siamo una squadra garibaldina, cerchiamo di giocare un calcio totale, all´olandese. Negli anni Ottanta avevamo gli stessi metodi d´allenamento del Milan di Sacchi», dice il profeta del calcio nocerino.

martedì 1 settembre 2009

Zeman al Milan .... sogno in una notte di settembre, interrotto più volte da molte, troppe zanzare.


Nel Milan non arrivano i risultati, squadra già cotta e poche speranze di scudetto. Galliani va nello stanzino dove ci sono le scope, per fare una telefonata.
Lo ha chiamato la Segretaria del boss che gli riferisce che vuole parlargli.

Adriano va sempre in quei 3 mt quadri quando deve parlare con Lui. Lo fa da anni. Non è un gesto calcolato ma spontaneo ed istintivo, là si sente al sicuro e poi in fondo porta anche bene, non lo ha mai licenziato.
Tanti trofei, tanta storia gloriosa in ogni angolo di Milanello, chi andrà mai a cercarlo dove ci sono le scope ed il mocio?
Là dentro fa caldo, c'è anche odore di diserbante e candeggina. Attrezzi per le pulizie sparsi qua e là. Però è forse l'unico angolo non curato di un complesso magnifico, efficiente, costoso.
Ci sono due, tre filtri di efficienti collaboratori che lo intrattengono nell' attesa. Segretaria, portaborse ma il numero è quello giusto, tre minuti al massimo e arriva.
Galliani pensa che questa volta è dura. l'Inter e la nuova Juve di Diego sono distanti, troppo. Sa che non può ripetere all'infinito di avere la bacheca piena di trofei, che è la squadra più titolata al mondo. A qualche tifoso stanno girando le palle ed un prodotto scadente non lo si vende più bene. Perfino l'Adidas ha fatto sapere di voler rivedere certe cifre e condizioni.

Ha molti brutti pensieri Adriano, non ascolta neppure chi lo intrattiene nell'attesa.

Adriano pensa che sarebbe bello ritornare a vincere, ma Lui, anzi il figlio ... uno tosto, gli ha rinfacciato qualche soldo speso male ed un bilancio quasi a puttane. "Papà non può mettere sempre soldi" ha detto il figlio tosto ad amici, " qualcuno deve cominciare a pensare bene come spendere i nostri soldi e soprattutto deve produrre utili e non accumulare solo debiti. Siamo anni che andiamo sotto, sul campo e in banca".
Quel "qualcuno" detto dal figlio tosto sa che è riferito a lui e sa anche che per questo non può più muoversi come un tempo. Vista la situazione, ha dovuto far rientrare gli osservatori dal Sudamerica e dall'Est, solo un contrattino di facciata a Pederzoli, roba da cinquantamila euro all'anno, per dare ancora l’idea di efficienza. Ariedo non vuole più viaggiare ed anche lui ha i suoi anni.

L'attesa è un pò più lunga, e Galliani, comincia a sudare. Passa il Giacomo nel corridoio. Lo riconosce dal passo. Sbatte sempre i tacchi e fischietta. Fischietta sempre Giacomo. Calabrese, da 40 anni a Milano. Lavorava in panificio alla mattina, anzi dalle prime luci dell'alba e la sera andava ai mercati a scaricare la frutta.
Qui a Milanello può non fischiare?
Fischiava anche dopo Atene e anche dopo la partita del Velodrome di Marsiglia. Ma le sofferenze sono altre e Giacomo lo sa.
Dal finestrino in alto si sente il rumore del trattorino, qualche richiamo di Leo, neanche tanto forte, ma l'attesa è più lunga e continua a sudare.
La scelta di Leonardo è stata forte - pensa - mediatica, coraggiosa. Lo avevano già fatto con Capello, non si sono fidati di Tassotti. Il Mauro è bravo, è uno del Milan, ma non vuole troppe responsabilità. Certo, era la scelta più comoda, ma Leo ha la faccia giusta.
"Adri ... allora" ? Finalmente Lui riesce a liberarsi ed è dall'altra parte del telefono.
"Senti Adri, io ci sto pensando da qualche giorno, anzi da ieri. Il Leo non mi convince più. Lo vedo leggero, non mi stupisce. E poi non mi da ascolto e questo non va bene."

Galliani sa che quando Lui inizia a parlare, non bisogna interrompere. Deve dire tutto ed aspettare anche le pause. Può entrare e dire la sua solo quando Lui gli dice "Allora Adri, che ne pensi tu?
Lo conosce da trent'anni, sa quando può parlare
"Guarda sempre il tabellone, si aggiusta sempre i capelli, non può reggere. Se andiamo avanti con Leo, finirà in massacro. Tu ed io gli vogliamo bene, ed è proprio per questo che dobbiamo pensare bene alla cosa.
Gattuso ed Ambrosini se lo mangiano e Ronaldinho non è come lui ce lo descriveva. Mi sa che Carletto ... si lo sai che voglio dire.
Comunque, ti dicevo, mentre cercavo di prendere sonno ho pensato che ci vuole un Allenatore nuovo, anzi Zeman".
"Allora Adri?"
Galliani non parla, sa che deve ancora aspettare, il diluvio deve ancora completarsi. Però quel nome è da uscirne pazzi. Il boemo? Ma come gli viene in mente? Forse l'onorevole Miccichè gli ha fatto il lavaggio del cervello? O è stato Bondi?
Si, è opera di Bondi in preda ad una crisi mistica conclusasi con l'apparizione della Madonna di Praga.
"No" - pensa - " ho capito male, Zeman è da pazzi, io mi do malato. Questa volta mi do malato e mando Cantamessa a spiegare tutto. Io vado a fare le analisi ed i fanghi per un pò"
"Adri - lo incalza Lui - " ricordi dopo quella partita di Coppa Italia con il Parma quando a San Siro venne l'Arrigo?
Si che te lo ricordi, a quel tempo eri ancora juventino, eh eh. Da quella scelta è iniziato tutto. Scelta forte, di gioco.
Le altre scelte le abbiamo ragionate troppo, troppo normali. Io sono anni che non impazzisco più nel vedere una nostra partita. Tutto normale, siamo come gli altri insomma.

Voglio vedere gli avversari che non escono dalla metà campo, voglio vederli i nostri correre e pressare, magari prendere gol perchè siamo tutti avanti. Voglio far tornare l'entusiasmo e far parlare del Milan come una squadra di attacco.
E poi voglio mettere un pò di pressione alla Juve: amano Zeman come io posso amare Mauro di Repubblica. Se ci dicono che non ha vinto niente, diremo che con noi finalmente lo farà. E poi mi sa che è di sinistra ed io lo sai garantisco la libertà ed il lavoro a tutti.

Mi hanno detto che Moggi sta nuovamente entrando in qualche situazione e così gli facciamo capire che non è più tanto potente se addirittura Zeman può allenare il Milan. Poi ti sarai accorto che a Sky ci sono Vialli, Mauro, Paolo Rossi, c’era Ferrara, tutti juventini. Così ho motivo per attaccare lo “squalo” e la sua tv. Lo sai quanto sto sul culo all’australiano e sapere che Vialli pone qualche domanda a Zeman mi piace. Magari quello gli risponde ”non so, non ricordo" eh eh, come fece lui davanti ai giudici al processo per doping.
Organizza tutto, prepara l'uscita del Leo in maniera indolore, chiama il Boemo e fissa per martedì a casa mia. Gli voglio parlare. Mi sta tornando la voglia.
"Allora Adri, che ne pensi tu?"

"Presidente, lei è sempre avanti, però questa volta non mi ha colto di sorpresa. L'avevo già pensata io questa possibilità, ma aspettavo che arrivasse la sua notte giusta. Finalmente è arrivata. Sarà fatto, come sempre e grazie.

Flavio Pani per Alleniamo.com



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sabato 29 agosto 2009

A.S.D. Torres Calcio


Fonte: ASD Torres Calcio
A.S.D. Torres Calcio
Sede Sociale: Via Romita, 1
07100 Sassari - Italia
P.IVA 02267350904
Tel. Uffici: 079274528
FAX 0792858944
e-mail: info@torrescalcio.it

La S.E.F. Torres nacque a Sassari nel giugno del 1903. Le primissime riunioni, risalenti ai primi mesi di quell'anno, si ebbero in un magazzino di proprietà del professor Camillo Sattabranca, in vicolo Bertolinis.
L'idea di costituire una polisportiva a Sassari fu opera di uno dei suoi soci fondatori: il professor Berlinguer, a cui va anche il merito della scelta del nome Torres alla Società Educazione Fisica.

La Torres, come società calcistica, fece il suo esordio nell'ambiente sportivo cittadino soltanto a metà degli anni venti. Nell'agosto del 1926, contro la Terranovese, si disputò la prima partita ufficiale sul campo dell'Acquedotto. Le due formazioni si erano già affrontate in altre circostanze, ma mai in un clima di così grande entusiasmo. In maglia rosa, i sassaresi scesero in campo nel seguente ordine: Fois (cap.), Dessì, Gobbi, Brecchi, Berlinguer, Sanna, Spinelli, Mura Giovanni, Carbonetto, Mura I, Mura II. I sassaresi vinsero, in quell'occasione, per 4-1 e concessero il bis nella partita di ritorno, questa volta sul campo di Terranova. La vittoria in trasferta per 2-0 fu accolta con un tale entusiasmo che il presidente Conte di Sant'Elia offrì ai giocatori, rientrati dopo la gara in città, un vermouth nel celebre "Cafè Abbondio".
Per molti anni la città di Sassari garantì sport a buoni livelli. La mancanza di strutture idonee rese difficile l'avvicinarsi allo sport per molti atleti sardi.
Fu merito della Torres Calcio che lo scenario sportivo provinciale iniziò a prendere coscienza delle proprie potenzialità e sull'esempio della formazione sassarese nacquero squadre come l'Ilva, il Tempio, il Sorso, L'Olbia, l'Alghero, l'Argentiera, futuri trampolini di lancio per molti atleti dell'isola. La Torres approdò al campionato di I° Divisione (l'attuale serie C) nel 1932. Compagini come il Perugia, il Grosseto, il Foggia, l'Arezzo, il Foligno, fecero il loro esordio all'Acquedotto. Alla fine della stagione, la formazione sassarese, nonostante fosse esordiente in quella categoria, si piazzò al quarto posto alle spalle del Perugia, promossa alla Serie B soltanto per un soffio.

Gli anni successivi non furono all'altezza delle aspettative e la squadra sassarese non andò oltre il settimo e l'ottavo posto. Questa una delle formazioni rossoblù negli anni trenta: Piras, Bozzo A., Macis, Vercesi, Piciaredda, Casazza, Laom, Marongiu, Serradimigni I, Farina, Castagneto. Qualche anno dopo, l'alto costo del campionato costrinse la Torres a compiere dei tagli economici che costarono il ritiro della squadra a metà torneo. L'attività agonistica riprese lentamente nel 1939 per merito di uno dei più grandi personaggi della storia della Società: Antonino Diana, socio fondatore e presidente onorario.
Il dopoguerra
Con la chiamata alle armi in occasione del secondo conflitto mondiale, tutte le attività sportive si dovettero interrompere e molti atleti rossoblù partirono per il fronte. La formazione della Torres degli anni '40Scorreva l'anno 1941. Ci vollero ben tre anni prima di rivedere a Sassari una partita ufficiale.
Il 24 settembre 1944 un gruppo di ex calciatori ricostituì la squadra e, per gentile concessione della Commissione alleata, i rossoblu giocarono contro gli inglesi della R.A.F., inaugurando così la nuova stagione agonistica. La Torres vinse 4-3, reti di Chiappe, Moi, Arca e Mastino.
Questa la formazione che vinse contro gli inglesi: Zolezzi, Dongu, Sciascia, Arca, Desole, Era, Mastino, Moi, Piras, Sau, Chiappe. Le prime partite ufficiali furono giocate nel "Campo Sociale della Torres" e il costo del biglietto oscillava dalle 15 £ per le tribune alle 10 £ per il prato.

Lo stadio Acquedotto riaprì le porte al calcio giocato soltanto a metà ottobre del 1944, con la partita ufficiale Torres - Cagliari. Sotto un vento impietoso, i sassaresi si aggiudicarono quella partita per 1-0, goal al 6' minuto di Torricelli, militare di leva a Sassari in quel periodo.
A metà novembre iniziò il campionato di I° Divisione e, all'esordio, i rossoblu archiviarono la pratica Pirri con un secco 3-1. Il 18 gennaio del 1945, si ebbero le elezioni per le cariche sociali e il Consiglio direttivo affidò la presidenza ad Aldo Berlinguer con Ignazio Satta vice presidente. La Torres dovette accontentarsi, in questa stagione, del quarto posto, mentre il Cagliari, vincendo il campionato, approdò alla Serie C.

Per festeggiare l'evento, arrivò all'Acquedotto la formazione bianconera della Juventus e, in quella partita, Giampiero Boniperti fece il suo esordio con la maglia bianconera. Purtroppo, la stagione successiva non fu molto esaltante e la Torres si trovò subito invischiata nella lotta per non retrocedere.
La sterilità in attacco della formazione guidata da Gnemmi, nella doppia veste di allenatore - giocatore, fu all'origine del tracollo torresino e nemmeno l'arrivo della punta Catesi servì a risollevare le sorti della Società rossoblu.
Alla fine del campionato, la Torres si piazzò al penultimo posto in classifica e il presidente Pani, impossibilitato a continuare il mandato, rassegnò le dimissioni. Al suo posto, subentrò Giuseppe Tomé, eletto presidente il 26 settembre dello stesso anno.
Più positiva la stagione 1948/49. Il 2-2 contro la temibile formazione dell'Argentiera rivelò una formazione forte in tutti i reparti e l'arrivò dell'estremo difensore Luciano Casadei garantì sicurezza al reparto difensivo e permise ai rossoblu di classificarsi al terzo posto in classifica, alle spalle dell'Italpiombo e del Monteponi.

Gli anni '50

Gli anni 50 riecheggiano come macigni nella memoria del popolo rossoblu. Sono gli anni di Lepri, Umberto Serradimigni e Vanni Sanna.
La formazione della Torres nel 1951In quegli stessi anni arrivarono alla corte del dott. Maccari, allora presidente della Torres, allenatori che fecero la storia dello sport sassarese: Latella, Plemich e l'ungherese Kincses.
Nel 1950, il finanziamento di cinque milioni a fondo perduto per la costruzione di nuove tribune e di un nuovo impianto di drenaggio, consentirono alla società sassarese di ultimare i lavori di ristrutturazione dello stadio e del campo. La pista d'atletica e le nuove tribune furono completate solo nel 1953.

Costruita per un campionato di vertice, la Torres affrontò le fasi finali del campionato di I° Divisione, girone nord, con la consapevolezza di essere la squadra da battere.
La sconfitta per 5-3, nella finalissima contro i biancocelesti dell'Ilvarsenal, allontanò il sogno di una possibile promozione e la possibilità di confrontarsi con le squadre più blasonate della penisola.

La formazione della Torres nel 1953 Sotto la guida dell'esperto Latella, i rossoblu provarono l'anno successivo l'attacco al primato in classifica. Con la vittoria per 5-0 contro la formazione maddalenina del Cral Marina, la Torres battezzò con un secco 5-0 la stagione 1950/51. Questa la formazione che mister Latella schierò all'esordio: Campus, Gnocchi, Maggi, Arca, Scavio, Serradimigni II, Puttinati, Sanna, Bardanzellu, Meridiani, Grisetti.

Per dovere d'ospitalità, la Torres disputò quella partita con la maglia blu, lasciando agli ospiti il diritto d'indossare la casacca rossoblu, colori simbolo di entrambe formazioni.Con una sola sconfitta al passivo, la Torres vinse il campionato di I° divisione quasi senza colpo ferire e Vanni Sanna, con 21 reti, si piazzò al secondo posto nella classifica dei marcatori.
Nel girone sardo - laziale del campionato di promozione, la Torres contese il primato in classifica alla Romulea e al Monteponi. Il passo falso del Monteponi a Terracina e della Romulea a Frascati consentì ai rossoblu l'aggancio alle prime della classe. La penultima giornata avrebbe deciso la regina del campionato.
Sul terreno amico dell'Acquedotto, i sassaresi giocarono la gara della vita contro la capolista Monteponi. Privi delle due mezzali titolari e con Vanni Sanna a mezzo servizio, i sassaresi non riuscirono ad arginare lo strapotere della formazione ospite che, con la rete di Tartara al 17', espugnò il bunker rossoblù. Il terzo posto in classifica consentì ugualmente l'accesso al campionato denominato di IV° serie.
A seguito della riforma Barassi, le prime tre di ogni girone del campionato di Promozione e le retrocesse dal campionato di serie C andarono a costituire un nuovo campionato denominato di IV° serie, suppletivo a quello di promozione.

Costruita per un'annata di transizione, la Torres disputò la stagione 1952/53 con un rendimento molto alterno, ottenendo i punti della salvezza in casa contro l'Arezzo. L'arrivo dell'allenatore Plemich e l'acquisto della punta Lepri garantirono gioco e continuità di rendimento.
Di notevole importanza la quaterna rifilata al Monteponi nella stagione 1954/55. In quella circostanza, Lepri con tre reti fu il mattatore di quella gara.
Con la sconfitta decisiva in casa del Frosinone per 2-1, la Torres dovette abbandonare definitivamente le speranze di un possibile aggancio al Colleferro che, al comando della classifica sin dalle prime giornate, guadagnò meritatamente la promozione in serie C.

Gli anni d'oro della formazione rossoblù continuarono con l'arrivo, nella stagione 1957/58, dell'ungherese Kincses che riuscì a dare alla squadra fiducia nei propri mezzi ed un'organizzazione di gioco insolita in un campionato di serie C. La manovra si dimostrò subito ariosa e ficcante, specie sulla fascia sinistra, dove le accelerazioni di Cadé portarono più di un'insidia alle maglie delle difese avversarie.
Formazioni come l'Avezzano, la Squibb e la Romulea trovarono, questa volta, una formazione isolana veramente competitiva che si giocò l'accesso al campionato superiore sino alla fine, cedendo lo scettro solo all'ultima giornata quando il pareggio per 2-2 sul campo dello Spoleto consegnò il primato in classifica alla squadra romana della Squibb.

Rinforzata di nuovi elementi, la Torres vinse il campionato di IV° Serie l'anno successivo, con Remo Galli nuovo allenatore rossoblù. Un girone d'andata pressoché perfetto consentì ai rossoblù di vincere il torneo con quattro giornate d'anticipo.
Lepri, con 24 reti, arrivò secondo nella classifica dei goleador più prolifici.


Questa la formazione tipo del campionato 1958/59: Mistioni, Bisiacchi, Colusso, Marchisio, Fogli, Milan Sebastiani, Sabattini, Travison, Cadé, Lepri.
Gli anni '60

La formazione della Torres 1959-60 All'inizio degli anni 60, il ritorno di Vanni Sanna nello scacchiere rossoblù, garantì alla Torres più fantasia in fase offensiva.
I risultati, in ogni modo, altalenanti non consentirono alla Torres un piazzamento diverso dalla sesta posizione ottenuta nella stagione 1962/63 nel campionato di Serie C.
Dopo 10 anni alla guida della Società rossoblù, lasciò la presidenza Tonino Maccari.
Gli subentrò un gruppo di dirigenti che affidarono la squadra alla capacità
tecnica dell'allenatore Piacentini.
Il settimo posto nella stagione 1963/64 mise in luce pregi e difetti di una società proiettata, forse, in una dimensione oltre le proprie reali potenzialità.
Il talento di Lepri, abile nel dribbling e nel cercare la via del goal, e la velocità dell'esterno sinistro Milani furono troppa poca cosa per una formazione che aveva nella promozione l'obiettivo principale.
Questi i ragazzi schierati da Piacentini in quell'anno: Biagi, Sabattini, Colusso, Zini, Fogli, Cavallini, Nardi, Galli, Galasi, Milani, Lepri.

La formazione della Torres 1961-62 che sconfisse il Cagliari all'Acquedotto L'anno successivo la situazione peggiorò rapidamente rimanendo coinvolto nella bagarre generale persino lo spogliatoio. In quell'anno i rossoblù si piazzarono al decimo posto e, nemmeno le ottime partite giocate contro la capolista Pisa e quella al cardiopalma contro l'Anconitana furono sufficienti per salvare la panchina del tecnico rossoblù.
L'arrivo di Varo Bravetti, proveniente dal Perugia, come General Manager al posto di Allasio portò esperienza in casa rossoblù.
Il nuovo "diesse" puntò tutto sull'acquisto di un terzino e di un mediano che garantissero, al centrocampo, quell'assetto del tutto assente gli anni precedenti. Arrivarono, così, Vaiani e Ripari. La squadra fu affidata al dott. Bosi, prima di allora allenatore del Perugia.
Gli schemi del nuovo tecnico non furono supportati dai risultati e, dopo 4 sconfitte consecutive, la Torres optò per il suo esonero.
Alla 17° giornata, Bravetti assunse l'incarico d'allenatore d'emergenza e, con il suo entusiasmo, portò i ragazzi di Sassari ad una vittoria scaccia crisi sul campo di Pistoia. L'esperienza di Bravetti consentì alla formazione rossoblù di salvarsi con qualche giornata d'anticipo, un ottimo risultato considerando il momento buio d'inizio campionato.

L'anno seguente, Vinicio Viani accettò l'incarico di allenare la formazione rossoblù e Bravetti ritornò alla mansione di direttore sportivo. Il campionato fu abbastanza deludente e la Torres si piazzò al 12° posto.
Gli ultimi anni non si discostarono molto dai precedenti. L'arrivo di Tonino Colomban come allenatore portò nuova linfa vitale in casa rossoblù e le speranze di un campionato di vertice aumentarono con l'arrivo di nuovi rinforzi, tra cui Antonello Cuccureddu, che diventerà qualche stagione più tardi pedina fondamentale della difesa Juventina.
Le aspettative si rivelarono alquanto infondate ed i risultati altalenanti portarono la squadra ad una stagione fallimentare. La tecnica dell'undici rossoblù era d'indubbio valore ma la mancanza di una panchina lunga fu alla basedei risultati poco soddisfacenti.
L'unica nota lieta di quell'anno fu la promozione, a metà stagione, di Umberto Serradimigni come allenatore professionista.
Questa la formazione che, nel campionato 1967/68, si piazzò al decimo posto: Zaccheddu, Missio, Morbidoni, Cuccureddu, Bertolazzi, Polesello, Morelli, Maiani, Meneghetti, Nenci, Morosi.

L'anno successivo arrivò un buon quinto posto ma, i numerosi contrasti con Bravetti, spinsero Colomban a consegnare le dimissioni.
Con il nuovo tecnico Biagini, la Torres non ottenne i risultati sperati e i rossoblù si salvarono solo all'ultima giornata. Cambio anche ai vertici della Società con Giovanni Benassi eletto nuovo Presidente al posto di Cenzo Simon. Il nuovo patron richiamò Allasio con funzioni di "diesse" in sostituzione di Bravetti.
Gli anni '70

La crisi politica che caratterizzò gli anni settanta in Italia, colpì a livello economico anche la società rossoblù e, neanche l'arrivo di Gianuario Pinna riuscì a dare una scossa decisiva all'ambiente sportivo sassarese.
Con queste premesse, la squadra fu quella che assorbì maggiormente il tracollo, dove le retrocessioni, promozioni e soprattutto esoneri si susseguirono ripetutamente.
Vale la pena ricordare la stagione 76/77, nella quale la Torres si qualificò quarta nel campionato di serie D. I risultanti altalenanti tra le mura amiche rappresentarono l'emblema della crisi che attraversò la società in quegli anni.
Se la vittoria esterna con la Romulea, alla seconda giornata, si rivelò una boccata d'ossigeno, la sconfitta in casa con la Fulgorcavi per 2-1, riportò tutti alla realtà.
Le accelerazioni laziali si rivelarono un'arma micidiale, e l'attacco a tre punte non diede scampo alla difesa a quattro del tecnico Carradori. A tutto ciò si aggiunse la condanna della commissione vertenze economiche della lega nazionale semi professionistica, che costrinse la società torresina a versare al giocatore Ceccherini la somma di £ 600.000 a saldo spettanze per l'anno sportivo 75/76.

I segnali di ripresa arrivarono già nella partita con il Velletri, conclusa a reti inviolate dove, nonostante gli importanti forfait di Ferrante in difesa, Guerri a centrocampo, e Serpelloni e Pittoni in attacco, la squadra sassarese mise più volte il bavaglio all'undici laziale.
Il passo falso di Iglesias (0 - 3 in casa dei sulcitani) fu subito riscattato all'Acquedotto con il Formia quando l'ex olbiese Di Carlo, all'esordio in maglia rossoblù, inventò letteralmente il goal partita regalando ai propri colori la prima vittoria interna.
I due pareggi consecutivi con Nuorese e Calangianus e la vittoria per 1-0 con il Latina portarono a cinque le partite utili consecutive. In un campo ridotto ai limiti della praticabilità, Di Carlo e compagni imposero ai laziali il loro ritmo. Il risultato andò oltre il goal di misura. Il Latina si presentò all'Acquedotto con un ottimo ruolino di marcia (una sola sconfitta in nove gare disputate) e il timore reverenziale per la formazione di Leonardi fu d'obbligo.
Il goal fu realizzato da Pittorru che, di testa, indirizzò in fondo alla rete un tiro cross di Rotili.
Ma il vero trionfo arrivò alla 13° giornata, al Bartolani, con il Cisterna, dove i sardi si imposero per1-0. Sino al goal, la Torres controllò saggiamente la gara, merito di un centrocampo accorto dove il solito Rotili, la falsa ala destra Lombardi, Bravo e a turno Bonanomi e Di Carlo furono gli artefici dell'impresa.
Vittoria d'indubbio prestigio, sia per la classifica che per il morale, dando ragione a coloro che volevano il tecnico romano sulla panchina rossoblù.
Il girone di ritorno, iniziato all'insegna dell'ottimismo, portò due punti importantissimi nella sfida con il fanalino di coda Romulea.
Il tecnico della squadra ospite Bernardini, nel tentativo di arginare le giocate di Di Carlo, costrinse il suo miglior difensore Palmieri ad una marcatura ad uomo sul fantasista rossoblù. Il goal arrivò nella ripresa, con un preciso rasoterra di Giacometti.
La vittoria sulla Fulgorcavi per1-0, goal di Di Carlo, riaccese le speranze, se non per una improbabile promozione, quantomeno per un fine campionato all'altezza delle aspettative. Il sogno rossoblù di portarsi a cinque punti dal Bancoroma s'infranse in terra toscana, dove nel recupero di campionato, la Tuscania si impose sulla formazione sarda per 2-0.
Lo 0-0 con il Civitavecchia degli ex Pellé e Rizzato e il secco 2-0 con l'Iglesias, misero in evidenza i limiti, se non tecnici, almeno di carattere dei ragazzi di Carradori, accusati dalla stampa locale a più riprese di poco impegno, talvolta assai scarso, profuso dai singoli sul terreno di gioco.

Tre pareggi consecutivi e la sconfitta con il Formia per 2-0, allontanarono così velleità d'alta classifica.
La settimana successiva, il Calangianus impattò all'Acquedotto per 0-0. La squadra gallurese impostò una formazione di tutto contenimento, imbottita a metà campo di centrocampisti. Il derby si rivelò abbastanza incolore, con Rotili e compagni incapaci di imporre il proprio gioco sul terreno amico.
La vittoria con il Sant'Elena per 3-0, reti di Gavini, Bravo e Rotili, permise alla Torres, trascinata da un superbo Bonanomi, di raggiungere il quarto posto, che mantenne sino alla fine, grazie al passo falso dei barbaricini a Calangianus.

Arrivarono altre vittorie: 1-0 contro l'Almas (goal di Di Carlo), 2-0 esterno contro il fanalino di coda Rieti (goal di Bravo e Rotili), ma i numerosi pareggi che si susseguirono per tutto il girone di ritorno non consentirono ai sassaresi d'ottenere un piazzamento migliore del quarto posto, raggiungendo quel traguardo minimo che la società si era prefissata: la coppa Cossu - Mariotti, riservata alle formazioni di serie D.
La crisi societaria, che visse in quegli anni la Torres, si ripercosse non solo nei risultati ma anche a livello dirigenziale e l'alternarsi di presidenti alla fine degli anni settanta ne fu una prova.
Franco Masala succedette a Gianuario Pinna, ma i piazzamenti in classifica non migliorarono (un ottavo e un settimo posto), sino al campionato 1980 - 81, quando la Torres centrò la promozione in C2 sotto la nuova direzione del presidente Bastianino Vanacore.

Gli anni di Zola. La crisi. La rinascita

Alla morte di Bastianino Vanacore, un triumvirato composto da Bruno Rubattu, Silverio Multineddu e Piero Mele prese le redini della Società.
Con una Società sana, i risultati non si fecero attendere e, dopo il quarto posto nel campionato 1981/82, la Torres sfiorò la promozione in C/1 con il nuovo patron Antonello Lorenzoni.
Sotto la guida del compianto Vanni Sanna, la Torres si giocò sino alla fine il primato in classifica, ma dissapori interni tra la Società ed il tecnico portarono all'esonero di quest'ultimo.
Il 2 marzo, tre giorni dopo il match contro il Sant'Elena, il Consiglio d'Amministrazione, con delibera unanime, esonerò Vanni Sanna. Al suo posto subentrò Mario Tiddia. Dopo una stagione altalenante, i rossoblù si giocarono la promozione all'Acquedotto contro la capolista Prato. La squadra toscana, decisamente più forte di quella sarda, s'impose per 2-0, goal Vitale e Venturini, guadagnando la promozione con due giornate d'anticipo.
L'anno successivo, arrivò alla corte di Lorenzoni Angelo Domenghini. Il nuovo tecnico rossoblù potenziò soprattutto il reparto offensivo, il tallone d'Achille della Torres nelle passate stagioni.
L'arrivo di Cau portò maggiore incisività in avanti, ma i risultati non arrivarono ugualmente e dopo tre pareggi consecutivi con Olbia, Sant'Elena, Civitavecchia, lo 0-0 di Casale, a metà novembre, costò la panchina del tecnico rossoblù.
L'arrivo del nuovo tecnico Roberto Balestri non portò grosse modifiche, almeno tatticamente, allo scacchiere torresino ed i risultati non brillanti che accompagnarono la squadra in questa stagione, non consentirono che un piazzamento a ridosso delle prime della classe.
Poco felici i due anni successivi, dove la Torres non andò oltre l'ottavo ed il nono posto.

La formazione della Torres che ha vinto il campionato di C2 nel 1986/87 Nella stagione 1986/87, la squadra fu affidata a Bebo Leonardi. Bruno Rubattu divenne il nuovo presidente della Torres.
La squadra fu completamente rivoluzionata nel suo organico e l'arrivo di Mario Piga e Gianfranco Zola, allora poco più di un ragazzino, garantirono al centrocampo sassarese, supportato peraltro dall'esperienza di Lubbia e Petrella, il giusto raccordo tra attacco e difesa.
Leonardi ebbe il merito di costruire uno spogliatoio compatto, che si avvalse del carisma di giocatori del calibro di Del Favero, Ennas, Piga, Tolu.
I rossoblù si guadagnarono la promozione in C/1 all'ultima giornata, vincendo per 1-0, goal di Mario Piga, contro l'Alessandria. Questi i gladiatori della promozione: Pinna, Cariola, Poggi, Petrella, Bertini, Del Favero, Tolu, Lubbia, Zola, Galli, Piga, Dossena, Ennas.

Gianfranco Zola L'anno successivo, i rossoblù mantennero l'organico della passata stagione e, dopo un ottimo girone d'andata, i risultati altalenanti di fine campionato costrinsero la Torres ad accontentarsi del settimo posto in classifica, un traguardo di prestigio per una formazione partita ad inizio anno con la salvezza come unico traguardo.
Partita con l'obiettivo di bissare quantomeno la stagione precedente, la Torres si preparò al campionato 88/89 con velleità d'alta classifica. La Società rossoblù si limitò a rinforzare la squadra nei reparti che più avevano bisogno di qualche nuovo innesto: Di Rosa e Barrella a supporto della linea difensiva e soprattutto l'acquisto di Favo, che arrivò a campionato iniziato, permise alla coppia Piga e Zola maggiore libertà di movimento nella manovra offensiva. Colpita a freddo dall'esonero di Bebo Leonardi alla vigilia di campionato, la Torres non risentì più di tanto il cambio di allenatore,Favo imponendosi nettamente con il risultato di 3 - 0 in casa con il Rimini di Iaconi.Questa la formazione schierata all'esordio dall'allenatore in seconda Lungheu: Pinna, Barrella, Di Rosa, Dossena, Mazzeni, Del Favero, Tolu (Di Francesco all'75'), Piga, Bardi, Zola, Ennas (Micciola all'86').
Liguori accettò di allenare i rossoblù al posto di Leonardi. Sotto la guida del nuovo tecnico, Zola e compagni conquistarono, con il quarto posto in classifica, il diritto di disputare la Coppa Italia.
La stagione 89/90 non fu esaltante come le due precedenti. La Torres, rivoluzionò tutto lo schieramento rossoblù e la squadra fu affidata al nuovo mister Paolo Specchia.
La partenza di Gianfranco Zola, destinazione Napoli, non fu supportata da altrettanto talento e, senza il fantasista di Oliena, la Torres non andò oltre il quinto posto, riuscendo a salvarsi, con la vittoria per 2-0 contro la matricola Ischia, soltanto all'ultima giornata.

Gli anni '90. La nuova società

La crisi societaria che colpì la Torres agli inizi degli anni '90, non consentì l'iscrizione nel campionato professionistico di serie C/2 ed i rossoblù si trovarono costretti a giocare tra i dilettanti nella stagione 1991/92. Per il secondo anno consecutivo, la panchina fu affidata ad Angelillo. La formazione sassarese si rese protagonista di un inizio di stagione abbastanza altalenante e, al primo test importante contro la Viterbese, i rossoblù conobbero l'onta di una bruciante sconfitta, che costò la panchina di Angelillo. Al suo posto, subentrò il compianto Vanni Sanna. Il nuovo allenatore ebbe il merito di dare alla squadra una nuova mentalità ed i risultati non si fecero attendere. Le quattro vittorie consecutive contro Grosseto, Tivoli, Alghero e Tharros, permisero alla Torres di presentarsi al giro di boa con una posizione in classifica abbastanza rassicurante che mantenne, tra alti e bassi, per tutto il girone di ritorno. Proprio in quei mesi, il presidente Corrado Sanna presentò istanza di fallimento presso il tribunale, depositando contemporaneamente il nome della Società: Polisportiva Sassari Torres.
Il Club sassarese non perdette il titolo sportivo e l'anno successivo poté iscriversi ugualmente al campionato di Serie D. Il nuovo tecnico Eppe Zolo volle una formazione completamente rivoluzionata nei suoi elementi. Ottima la stagione disputata dai rossoblù, quell'anno. La Torres si giocò contro l'Aquila, in una finale-spareggio, la promozione in Serie C/2. Al Flaminio di Roma, la Torres s'impose per 2-1 sugli abruzzesi, conquistando il diritto di giocare nuovamente tra i professionisti.
Nella stagione successiva, la Torres si presentò al cancelletto di partenza con lo stesso organico della promozione. I rossoblù giocarono un bruttissimo girone d'andata, ma l'arrivo di Massimiliano Pani alla corte di Zolo portò nuova linfa vitale al gioco stentato della formazione sassarese. La salvezza arrivò quasi inaspettata, frutto della serie impressionante di risultati utili consecutivi ottenuti nel finale di stagione. Questa una delle formazioni schierate da Zolo quell'anno: Pintauro, Podda, Paolini, Costa, Pinna, Carta, Fini (Carnevale), Conti V., Greco, Pani, Manca.

Pagato lo scotto del ritorno in serie C/2, la Torres cercò quasi subito di costruire una squadra che potesse affrontare un campionato di vertice. Nella stagione 1994/95, la dirigenza rossoblù confermò gran parte della rosa che, l'anno prima, aveva raggiunto il traguardo della salvezza. Giampietro, Greco, Fragliasso, Chessa e Pani costituirono l'ossatura della squadra, mentre i nuovi rinforzi andarono a completare principalmente il reparto difensivo, l'anello debole del passato campionato. Il campionato sembrò iniziare sotto i migliori auspici ma, contro il Lecco, arrivò la prima pesante sconfitta, aggravata dall'espulsione senza attenuanti di Pintauro e Pani nel corso dell'incontro. Bisogna subito reagire e, sul campo del Saronno, una Torres tutto genio e sregolatezza impose il proprio ritmo agli avversari vincendo per 3-2 un incontro dominato per tutti i 90 minuti di gioco. La sconfitta contro il Novara e il ricorso a molti giocatori della primavera per ovviare all'assenza di alcuni giocatori titolari, costretti a dare forfait per infortunio o squalifica, furono decisivi nel lungo periodo negativo che accompagnò la Torres a metà stagione. Prima Zolo, poi Sibilia si alternarono alla guida della formazione rossoblù. Con l'arrivo del nuovo tecnico, i rossoblu riuscirono a trovare nuove motivazioni e con esse il gusto della vittoria. Il brutto avvio di stagione non permise alla Torres velleità d'alta classifica e, tra alti e bassi, i rossoblù cercarono almeno di evitare gli spareggi play-out. La salvezza arrivò sul campo del Pavia, quando il pareggio a reti inviolate fu sufficiente per garantire ai sardi un altro anno di permanenza in C. L'anno successivo, il campionato non iniziò sotto i migliori auspici. Il passaggio della Società Torres dalla proprietà Marrosu nelle mani di un imprenditore d'oltre Tirreno dalle credenziali alquanto dubbie, Giovanni Gasparoni, suscitò non poche polemiche in seno alla tifoseria, che si trasformarono in aperta contestazione quando le notizie sulla serietà del nuovo presidente divennero più incalzanti.
Prima Canali, poi Angelo Sormani ed infine, nuovamente Canali si alternarono alla guida della formazione Torresina. Il clima in città divenne sempre più ostile e, quando anche gli organi di stampa chiesero la testa del presidente, Gasparoni fu costretto a cedere lo scettro. La nuova gestione Marrosu, con allenatore nuovamente Canali, diede subito i suoi frutti e, in un clima più disteso, arrivarono anche i risultati. La Torres chiuse il girone d'andata con una perfetta media inglese. Ottimo anche il girone di ritorno, che gli valse un posto nei play-off. Contro l'Alzano, in due partite secche, i rossoblù si giocarono un posto per la finalissima. Purtroppo l'Alzano, vincendo 2-1 sul proprio terreno, tolse alla Torres l'occasione di giocarsi una storica opportunità, abbandonando così provvisoriamente il sogno di una promozione alla categoria superiore. Anno di transizione quello successivo, con il nuovo tecnico Buccilli alla guida della formazione torresina. La stagione 1996/97 non fu esaltante come quella precedente. Per la verità, i rossoblù si trovarono invischiati nella lotta per non retrocedere e tre sconfitte consecutive contro Tempio, Lecco e Pro Sesto costarono la panchina al tecnico. Il nuovo tecnico Mario Piga diede fiducia all'undici titolare. Registrata la difesa e rinforzato il centrocampo, i ragazzi di Piga costruirono le vittorie salvezza sulle corsie esterne con Dettori e Sulcis autentici dominatori delle fasce laterali. Con il traguardo a portata di mano, la Torres allentò la concentrazione, ma il 3-1 al Voghera, alla penultima giornata, permise ai sassaresi di evitare gli spareggi play-out.

Memore degli errori compiuti l'anno prima, La Torres affrontò il campionato 1997/98 con la giusta tranquillità, ormai una chimera per la città di Sassari. Ben pochi giocatori furono confermati. L'esperienza di Francolino Fiori, la classe di Frau e il carattere di Fabio Chessa sono qualità molto difficili da trovare in un campionato duttile come quello di C/2 e il tecnico Mario Piga costruì su questi tre elementi l'ossatura della sua squadra. I sogni rossoblù di un campionato alla ribalta cominciarono a vacillare già alla terza giornata, quando la Vis Pesaro espugnò l'Acquedotto con Fioravanti, al 27' del p.t., con un tiro a mezza altezza.
La sconfitta per 2-0 contro la Spal e il successivo pareggio a Viterbo costarono la panchina a Mario Piga. Al suo posto fu chiamato Alberto Mari. Il nuovo tecnico della Torres non esordì come forse ci si aspettava dalla cabala, subendo a Macerata la prima sconfitta del suo mandato. La dirigenza rossoblù fu costretta ad un rapido ritorno sul mercato. La Torres si riscattò la settimana successiva nel derby contro il Tempio, quando Chessa e Fiori imposero la legge dell'Acquedotto ai galletti di Zecchini. La vittoria del derby si rivelò, però, un fuoco di paglia. Il 3-3 nella trasferta di Viareggio fu ampiamente vanificato dalle brucianti sconfitte in casa contro il Teramo per 3-2 (reti di Frau al 29' e Fiori al 60') e l'Arezzo per 1-0, che ricacciarono la Torres in piena zona play-out.
La classifica molto corta lasciò parecchi margini di miglioramento alla formazione di Mari che, al giro di boa, conquistò nove risultati utili consecutivi. L'ottimo girone di ritorno disputato dai rossoblù fu completamente vanificato da un finale di campionato a dir poco disastroso, tanto da giocarsi la salvezza nei play-out contro l'Ospitaletto. La salvezza ottenuta nello spareggio play-out (3-0 e 3-2, entrambi i risultati a favore dei rossoblù), indusse la dirigenza ad un ritorno sul mercato per affrontare il campionato 1998/99 con velleità, quantomeno più ambiziose. Eccellente in casa, abbastanza rinunciataria in trasferta, i rossoblù mantennero la vetta della classifica per gran parte del girone d'andata.
Con l'inizio del nuovo anno, i rossoblù non si seppero ripetere, incappando in una serie impressionante di risultati negativi che la fecero precipitare fuori dal discorso play-off. L'arrivo di Giacalone garantì maggiore fluidità alla manovra e i risultati non si fecero attendere. A marzo, purtroppo, la situazione ritornò quella di prima, con tre pareggi consecutivi, troppi per una formazione con velleità di promozione. Il 2-2 al "Mancini" di Fano, segnò l'ultimo sussulto di un campionato tutto sommato positivo, anteprima dell'ottima stagione disputata dai rossoblù l'anno dopo quando seppero conquistare la tanto sospirata promozione in serie C/1.

Nella stagione 1999/2000, la necessità di una rivoluzione in casa Torres portò un gruppo di imprenditori sassaresi, guidati da Leonardo Marras e Rinaldo Carta, a prendere per mano una Società che aveva bisogno di un forte scossone all'interno del proprio direttivo e, sotto questi auspici, fu acquistata la Torres dal gruppo Marrosu.
Felice il ritorno di Bebo Leonardi alla guida della formazione rossoblù. Ottimo l'inizio di stagione, ma fu con l'arrivo di Luca Amoruso alla corte sassarese che la Torres guadagnò la vetta della classifica. Nel mese di dicembre, un lungo digiuno di risultati, favoriti da infortuni e squalifiche, permisero a Triestina e Rimini di riportarsi in testa al campionato. La vittoria scaccia crisi arrivò all'Acquedotto contro il Padova. Con l'arrivo del nuovo anno, Bebo Leonardi poté contare su tutto l'organico a sua disposizione. Con la rosa al completo, i rossoblù tennero testa alle prime della classe sino alla penultima giornata, quando arrivò il tanto atteso quanto insperato sorpasso. Sfruttando il doppio passo falso di Rimini e Triestina (sconfitte rispettivamente a Gubbio e Castel San Pietro), la Torres guadagnò la vetta della classifica.
Ora bisognava solo vincere e, nella trasferta di Mestre, la Torres ottenne con un netto 3-0 una promozione che mancava da ben sette anni.

Questa la formazione che ottenne la promozione in Serie C/1: Pinna, Panetto, Lacrimini (al 31' s.t- Lungheu), Pinna S., Chechi, Garau, Federico (al 1' s.t. Nicoletto), De Angelis (al 47' s.t. Rusani), Udassi, Amoruso, Langella.



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mercoledì 19 agosto 2009

G.S.D. Rosignano Calcio


Fonte: G.S.D. Rosignano Calcio

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Presidente: presidente@rosignanocalcio.it
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Responsabile Sito: lucianofiaschi@virgilio.it

Il G.S. Solvay nasce nel lontano 1922 quale opera sociale della Soc. Solvay con Amilcare Griselli e Sebastiano Marliani nei ruoli di maggiori esponenti del Consiglio.
La squadra già veste la tradizionale maglia bianco-blu a strisce verticali. E’ una compagine che si fa subito onore e nei campionati di competenza otterrà risultati quanto mai significativi siglati da una serie di promozioni.
Nel 1929 vince tutte le partite del suo girone, successivamente supera le semifinali a Genova con la squadra del Fassicomo per 2 a 1, vince la finale a Firenze con la squadra del Littorio, sempre per 2 a 1, conquistando il titolo di Campione Interregionale di III Divisione facendo cappotto.
La formazione era: Rodolfo “Foffo” Landi, Gino Corsini, Mario Bianchi “Carocci”, Enrico Corsini, Gualtiero Gianfaldoni, Grezzi, Giulio Foca, Luigi Foca “Gigetto”, Lenzi, Montelatici, Sergio Landi.
Come si vede dalla formazione le famiglie Corsini, Foca, Landi erano le prime fornitrici di giocatori alla squadra biancoblu.
Negli anni successivi il Solvay prende parte ai Campionati di II e III Divisione Interregionale fino al Campionato 1934/35 quando cessa completamente l’attività calcistica ed il campo di calcio viene adibito a centro addestramento della Milizia Volontaria Sicurezza. Nel dopoguerra partecipa ininterrottamente ai campionati di Lega Interregionale e IV serie (attuali C2 e C1) confrontandosi contro realtà cittadine geograficamente
superiori quali Ancona, Arezzo, Cagliari, Carrara, Casale, Grosseto, La Spezia, Livorno, Lucca, Perugia, Piacenza, Pisa, Siena, Varese ecc.
Il calcio italiano è invaso da calciatori e allenatori dell’est e Rosignano non è da meno.
Serie C Girone C
Campionato 47/48 allenatore è il belga De Seegner, nel 49/50 dopo i livornese ed ex amaranto Fabio Del Bianco arriva l’ungherese Emil Berkessy preceduto all’inizio dell’anno da un giocatore ungherese, il potente centravanti Welisch, che nelle prime due partite casalinghe mette in rete 5 goal, (una quaterna a spese dell’Arezzo), ancora Berkessy nel campionato successivo in collaborazione con l’jugoslavo Isidoro Voinich che viene confermato anche nel campionato successivo Sono anche gli anni dei giocatori torinesi, chi non ricorda i vari Tagliamacco, Barale, Beligni.
Il G.S. Solvay è sempre stato conosciuto in tutta Italia per l’alta qualità del settore giovanile dal quale sono usciti calciatori approdati in Serie A: Tancredi, Franzon (Juventus), Nenci e Vaiani (Perugina), Bertocchi, Chiavacci, Bulli (Spal), Salvatori (Siena), Mannari (Milan) e ultimo nel 2005 Nocchi alla Juventus.

SERIE “C” NAZIONALE
Nel 1961/62 con la Presidenza dell’Ing. Mauro Maltinti vince il Campionato di IV Serie, citiamo uno per tutti il bomber Romano Bertoni, centravanti grossetano, prelevato dal Forlì, il quale vincendo la classifica dei cannonieri fu il principale protagonista della promozione.
Nel 62/63 partecipa al campionato di Serie C Nazionale, qui gli scontri con Pisa, Livorno, Prato, Grosseto, Perugia, Siena, Reggiana e tante altre città. Girone d’andata disastroso, nel girone di ritorno il Solvay, esonerato Arduino Romoli, con il nuovo allenatore Collesi fa più punti del Prato che vince il Campionato ma non gli bastano per evitare la retrocessione nell’ultima giornata.
Retrocessione meritata o guidata? Questo dubbio resterà sempre negli sportivi.
ADDIO AL VECCHIO E GLORIOSO G.S. SOLVAY.
Fatto sta che dopo quell’anno da sogno la società Solvay si allontana progressivamente dal calcio. Nel 1969 il G.S. non è più un’opera sociale. Non si udrà più il vecchio e amato “ALE’ SOLVAY!”.
La società Solvay si limiterà a dare un contributo annuo che diminuirà nel tempo e purtroppo cesserà definitivamente alla fine degli anni 70. Così il glorioso G.S. Solvay, pur mantenendo i gloriosi colori bianco-blu, si trasforma in GS Rosignano Solvay per fusione con altra società sportiva minore da poco costituita. Ciò nonostante, sostenuta da contributi di privati e di piccoli e grandi imprenditori, continua a partecipare ai vari campionati Regionali.
La nuova era ha inizio con la Presidenza del compianto Dr. Paolo Vallebona, a quel tempo Ufficiale Sanitario del Comune di Rosignano M.mo.
Livornese di nascita e di passione sportiva, a poco a poco entra con entusiamo nel ruolo. Si deve a lui la famosa cessione alla Cerretese, che militava a quei tempi in Serie C2, dei babies Marco Taffi e Marco Valtriani per una somma che sarebbe di tutto rispetto anche per i nostri giorni.
Dopo Vallebona viene eletto Presidente Francesco Petroni, artigiano del marmo, il quale parte subito con mire ambiziose: Roberto Franzon, che quell’anno ha attaccato le scarpette al chiodo, viene chiamato ad allenare una squadra costruita con nomi importanti: Massimo Barbuti che farà carriera fra i professionisti, Fabbricotti letteralmente “rubato” al Cecina il giorno prima dell’inizio del campionato, Vaselli, Gabbrini, Franzon (cugino del mister) dalla Sarzanese, Balleri, Cavallini, Francese, Simoni e tanti altri che fecero vivere una stagione emozionante e piena di soddisfazioni.
Dopo Petroni, una stagione di transizione con la Presidenza Meini e quindi un periodo di grandi soddisfazioni con la Presidenza di Giorgio Becuzzi.
Si comincia con l’ingaggio di Roberto “Bobo” Mozzanti, di recente prematuramente scomparso, a quei tempi noto con l’appellativo di “pantofola d’oro”, una vita nel calcio professionistico in Fiorentina, Verona, Livorno, ecc.
Sotto la sua guida vittoria del campionato e si ritorna nel campionato Interregionale.
VITTORIA DELLA COPPA ITALIA
Quattro anni dopo, ad affiancare Giorgio Becuzzi nella Presidenza arriva Carlo
Mantovani, un industriale lombardo che poi prenderà la Presidenza del Livorno Calcio. Con Alberto Lazzerini allenatore e, chi si rivede, Romano Bretoni, l’artefice della promozione in C dell’anno ’62 nelle vesti di giocatore, ora in qualità di Direttore Sportivo cambia quasi tutto l’organico e forma una squadra che, non vince il Campionato ma conquista la Coppa Italia Dilettanti 1984 battendo il Posillipo in una finale esaltante svoltasi sul
campo di Santa Marinella di fronte ad oltre mille tifosi di Rosignano giunti nella cittadina laziale con carovane di pulman e macchine.
Con alterne fortune durante le quali si assiste alla perdita di un settore giovanile che era stato l’orgoglio della società, si arriva al 1996 quando viene sottoscritto un accordo con il Gs Labrone che nella fusione (G.S. Rosignano Labrone) riporterà il settore giovanile a oltre 300 iscritti.
L’accordo dura fino al 2002 quando con la Presidenza di Luciano Bocelli, si lascia il Labrone e si costituitsce l’attuale G.S. Rosignano Sei Rose, incorporando l’Associazione Giovanile. Sei Rose, nata due anni prima per rappresentare il settore giovanile delle squadre comunali.
ECCELLENZA
Esordio col botto anche per Luciano Bocelli che ottiene la promozione al Campionato di Eccellenza e sempre con il mister Marco Taffi e si assiste al ritorno dello storico derby con gli “odiati cugini” cecinesi, vinto dai bianco blu in entrambi gli scontri svoltisi in notturna di fronte a migliaia di spettatori. Match-winner in entrambe le partite Marco Tozzi che verrà ricordato a lungo nella storia bianco-blu.
Nel 2004/2005 Marco Taffi lascia la guida dei bianco-blu, gli subentra Maurizio Hemmy che porta la squadra a partecipare ai play off per il salto nella categoria superiore, bersaglio mancato per due pareggi con il Viareggio.
La stagione successiva 2005/2006 cambio ai vertici societari per fine mandato di Luciano Bocelli al quale subentra Marco Neri.
Alla guida della squadra viene chiamata una vecchia conoscenza del calcio professionistico: Enio Bonaldi, gloria Livornese e di molte altre squadre di Serie A e B.
Una buona partenza e la squadra si assesta nelle prime tre posizioni della classifica. A novembre il ribaltone, dopo un pareggio casalinga per 2 a 2 con il Camaiore (il primo tempo era finito 2 a 0 per i bianco blu), Ennio Bonaldi viene esonerato e ritorna Marco Taffi.
La stagione finisce in una posizione di media classifica.
RETROCESSIONE
Nella stagione successiva c’è la conferma di Marco Taffi ma una campagna acquisti/cessioni non all’altezza della categoria.
Dopo alterne vicissitudini e due cambi di allenatore la squadra retrocede in Promozione.
Quanta colpa dei giocatori?
Di nuovo il dubbio Amletico.
NUOVO CORSO
Marco Neri non finisce il suo mandato triennale, viene eletto Presidente Silvestro Polzella che cambia tutta la squadra dirigenziale e parte con un entusiasmo alle stelle e con grossi traguardi.
Qui comincia la storia di oggi, nell’ottantacinquesimo compleanno del glorioso sodalizio bianco blu, auguri Presidente, auguri bianco blu.
2007
Nel'aprile 2007 il Rosignano vive uno dei momenti peggiori della su storia. La prima squadra è malamente retrocessa in modo diretto in Promozione classificandosi ultima dopo un campionato di Eccellenza condotto tra mille difficoltà. E' un organico di qualità discreta ma senza un attaccante valido Sembra a rischio la continuazione dell'attività della gloriosa società rosignanese ma arriva il colpo di scena tanto atteso. A luglio viene ufficializzata la costituzione di un nuovo consiglio direttivo presieduto da Silvestro Polzella, imprenditore già presidente del Vada e dirigente del Cecina. L'obiettivo è duplice e ambizioso: riportare il Rosignano nella ribalta che merita e cercare di ripianare il deficit di bilancio. Parte un biennio che si rivelerà fantastico perchè oltre ai risultati sul campo arrivano anche quelli finanziari con la riduzione di parte del debito. La campagna acquisti dell'estate 2007 è di quelle faraoniche. Grazie agli input del presidente Polzella arrivano giocatori del calibro di D'Ambrosio, Luca Polzella, Urbani, Beltramme, Macchioni che sarebbero un lusso anche in Eccellenza. Alla guida tecnica dal ds Fabio D'Ambrosio viene chiamato il giovane Gabriele Citi che però paga il fatto di non essere riuscito a gestire la pressione di una responsabilità troppo grande. Dalla settima di andata viene sostituito da Giacomo Lazzini tecnico di qualità che vede, a ragione, la possibilità di guidare un ciclo. Il cammino è travolgente perché il Rosignano è una macchina da gol vince il campionato con 66 punti distanziando il Montalcino di 9 lunghezze e l'Albinia di 10. Entrambe la stagione successiva saranno con i biancoblù in Eccellenza.

2008
Nell'estate 2008 il Rosignano imposta un programma importante sulle ali dell'entusiasmo. In società è arrivato come direttore sportivo Federico bargagna, grande conoscitore sia di giovani che di elementi di qualità. Come Alessandro Arricca, il primo colpo sul mercato, giocatore al quale viene chiesto il ruolo di faro per un organico di qualità che non è rivoluzione rispetto alla passata stagione. Ci sono comunque innesti importanti come l'esterno offensivo Marco Giunta già di Viareggio e Foce Vara, il difensore centrale Luca Garbini e viene riconfermato il bomber D'Ambrosio che in un primo momento sembrava voler andare al Picchi Livorno. Rimarrà e in due stagioni realizzerà la bellezza di 48 reti. Con loro ci sono anche le riconferme di giocatore cresciuti dal settore giovanile alla prima squadra come Bandini e Lonzi e il lancio di prodotti appena usciti dal vivaio come Matteo Moneta.

2008-2009
Nel campionato di Eccellenza 2008-2009 c'è la corazzata Pietrasanta Marina e il Rosignano inizialmente punta ai play-off. In realtà i biancoblù sono protagonisti di una stagione trionfale con un braccio di ferro proprio con i versiliesi a suon di colpi di scena. Fondamentale per il Rosignano l'innesto a gennaio di Manuel Iarrusso, rosignanese doc, tornato a vestire quella maglia biancoblù con la quale ha mosso i primi passi da giocatore, il quale garantisce freschezza a tutto l'attacco. Il lungo, estenuante, bellissimo duello si decide proprio all'ultima giornata quando il Rosignano batte l'Albinia e conquista la matematica certezza della promozione. E' di nuovo serie D dopo 23 anni di attesa.
TRAGUARDI BIANCO BLU
1928/29 Cappotto tutte le partite vinte e vittoria campionato
1959/60 Campioni Toscani Juniores
1960/61 Campioni Toscani Juniores
1963/64 Campioni Toscani Allievi
1964/65 Campioni Toscani Allievi
1973/74 Campioni Toscani Juniores
1984/85 Coppa Italia Dilettanti
1986/87 Campioni Toscani Giovanissimi
1986/87 Campioni Italiani Giovanissimi
1988/89 Campioni Toscani Allievi

I PRESIDENTI BIANCO BLU dal 1945 al 2007
1945 - 46 Lega Regionale Ing. Paroli
1946 - 47 Prima Divisione Ing. Ugo Azzali
1947 - 48 Serie C Girone C Dr. Doninelli
1948 - 49 Serie C. Girone C Ing. Rodolfo Rispoli
1949 - 50 Serie C Girone C Ing. Rodolfo Rispoli
1950 - 51 Serie C Girone C Ing. Rodolfo Rispoli
1951 - 52 Serie C Girone C Ing. Arzilli
1952 - 53 Quarta Serie Girone F Dr. Licio Amodeo
1953 - 54 Quarta Serie Girone E Ing. Sergio Picco
1954 - 55 Quarta Serie Girone E Dr. Silio Tozzi
1955 - 56 Quarta Serie Girone E Dr. Silio Tozzi
1956 - 57 Quarta Serie Girone E Dr. Silio Tozzi
1957 - 58 Eccellenza Girone A Dr. Silio Tozzi
1958 - 59 Interreg. Girone E Ing. Mario Bachini
1959 - 60 Serie D Girone D Ing. Mario Bachini
1960 - 61 Serie D Girone D Ing. Mauro Maltinti
1961 - 62 Serie D Girone D Ing. Mauro Maltinti
1962 - 63 Serie C Girone B Ing. Mauro Maltinti
1963 - 64 Serie D Girone A Ing. Mauro Maltinti
1964 - 65 Serie D Girone D Ing. Mauro Maltinti
1965 - 66 Serie D Girone D Ing. Mauro Maltinti
1966 - 67 Prima Categoria Ing. Mauro Maltinti
1967 - 68 Prima Categoria Ing. Mauro Maltinti
1968 - 69 Prima Categoria Ing. Mauro Maltinti
1969 – 70 Prima Categoria Dr. Paolo Vallebona
1970 - 71 Prima Categoria Dr. Paolo Vallebona
1971 - 72 Prima Categoria Dr. Paolo Vallebona
1972 - 73 Prima Categoria Dr. Paolo Vallebona
1973 - 74 Prima Categoria Dr. Paolo Vallebona
1974 - 75 Promozione Dr. Paolo Vallebona
1975 - 76 Promozione Dr. Paolo Vallebona
1976 - 77 Promozione Dr. Paolo Vallebona
1977 - 78 Promozione Francesco Pretoni
1978 - 79 Promozione Francesco Pretoni
1979 - 80 Promozione Francesco Pretoni
1980 - 81 Promozione Meini Ivanio
1981 - 82 Promozione Giorgio Becuzzi
1982 - 83 IV Serie Giorgio Becuzzi
1983 - 84 IV Serie Giorgio Becuzzi – Carlo Mantovani
1984 - 85 IV Serie Carlo Mantovani
1985 - 86 IV Serie Carlo Mantovani
1986 - 87 Promozione Lauro Volpi – Raffaello Potenti
1987 - 88 Promozione Lauro Volpi – Raffaello Potenti
1988 – 89 I Categoria Lauro Volpi – Raffaello Potenti
1989 – 90 I Categoria Romolo Carugi
1990 – 91 I Categoria Romolo Carugi
1991 – 92 I Categoria Romolo Carugi
1992 – 93 I Categoria Romolo Carugi
1993 – 94 I Categoria Romolo Carugi
1994 – 95 I Categoria Romolo Carugi
1995 – 96 I Categoria Fabrizio Marcellini
1996 – 97 I Categoria Fabrizio Marcellini
1997 – 98 I Categoria Fabrizio Marcellini
1998 – 99 I Categoria Fabrizio Marcellini
1999 – 2000 Promozione Fabrizio Marcellini
2000 – 2001 Promozione Fabrizio Marcellini
2001 – 02 Promozione Domenico Iarrusso
2002 – 03 Promozione Luciano Bocelli
2003 – 04 Eccellenza Luciano Bocelli
2004 – 05 Eccellenza Luciano Bocelli
2005 – 06 Eccellenza Marco Neri
2006 – 07 Eccellenza Marco Neri
2007 – 08 Promozione Silvestro Polzella
2008 – 09 Eccellenza Silvestro Polzella

Per approfondire ulteriormente e per vedere le numerose foto della storia del Rosignano, vi consigliamo di visitare il sito della società (fatto molto bene e completo)



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