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mercoledì 1 settembre 2010

I colpi di testa tra gli adolescenti? Pericolosi, almeno a sentire la Federazione dei Paesi Bassi, che ha pensato di proibirli a tutti i calciatori


Addio ai colpi di testa?
Fonte: Sport.it

Addio ai colpi di testa?Sembrerebbe di sì, almeno a sentire la federazione olandese. Il massimo organo federale dei Paesi Bassi ha proibito i colpi di testa, in partita ed in allenamento, a tutti i minori di 16 anni. Il motivo della decisione, che fa già discutere da parecchi mesi, prende le mosse da una ricerca condotta dal Comitato scientifico governativo olandese. Secondo gli studi, in un adolescente colpire il pallone con la testa può produrre danni neurali anche molto forti.
Addirittura i continui impatti con il pallone vengono giudicati equivalenti ad un trauma cerebrale o ad un edema. La ricerca è stata condotta su un campione composto da tre tipologie di giovani sportivi: calciatori, pugili e giocatori di hockey sul ghiaccio. Se i risultati erano in qualche modo prevedibili nel caso delle altre due discipline, desta invece sorpresa vedere associati questi rischi ad una pratica sportiva considerata innocua come il calcio e vedere paragonato un colpo di testa ad un uppercut di un pugile.
A complicare il tutto c’è il fatto che, secondo le conclusioni del Comitato, i danni causati da questi microtraumi si manifestano a medio-lungo termine, perlopiù a carriera agonistica ormai conclusa. Perdita di memoria, deficit nella capacità di concentrazione, difficoltà motorie, emicranie persistenti, questo quanto rischiano i giovani calciatori.
La decisione della federazione olandese, che potrebbe un giorno essere seguita da altre federazioni è stata però oggetto di diversi dubbi e contestazioni. Innanzitutto, sono state mosse alcune obiezioni di natura “metodologica”, che contestano la validità degli studi. Su un campione composto da 88 giovani calciatori, solo 16 rivelavano l’esistenza di piccoli traumi cerebrali. Secondo alcuni, quindi, una percentuale troppo piccola per poter trarre conclusioni di carattere generale.
A favore del colpo di testa ci sono anche altre motivazioni. Alcuni osservano che oggi la tecnologia permette di fabbricare palloni con materiali assolutamente innocui, garantendo così la massima tutela della salute degli atleti (magari non quella dei minori, sfruttati in tanta parte del mondo per cucire l'oggetto del desiderio di tanti coetanei) Altri obiettano che il compito delle scuole calcio è proprio quello di insegnare agli adolescenti il giusto modo di colpire la sfera.

Fonte: Periodico L'Allenatore,
Esiste un rapporto fra la sclerosi laterale amiotrofica ed il calcio? Fatti ed ipotesi di Giorgio Galanti*, Valentina Di Tante** e Paolo Manetti***

I recenti e numerosi casi di ex-calciatori colpiti dal morbo di Lou-Gehrig hanno alimentato dubbi e timori cui ci auguriamo possa dare una esauriente risposta l’interessante articolo che proponiamo.

I fatti
Cosa è la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) o malattia di Lou-Gehrig?
La sclerosi laterale amiotrofica o malattia di Lou-Gehrig è una malattia neurodegenerativa che provoca la progressiva distruzione dei motoneuroni presenti nella corteccia motoria e nelle corna anteriori del midollo spinale; queste cellule nervose trasmettono i comandi per il movimento dal cervello ai muscoli e quando, per il progredire della malattia, non sono più in grado di inviare i propri comandi, i muscoli volontari vanno incontro ad una progressiva atrofia e paralisi.
L’incidenza della malattia nella popolazione generale è di 0,6-2,6 nuovi casi per 100.000 abitanti/anno. I valori di incidenza/prevalenza in Italia sono i più elevati dei paesi occidentali, con 1,7 casi per 100.000 abitanti/anno: circa 800 nuovi malati ogni anno. Tuttavia due sono le zone del mondo particolarmente colpite: l’isola di Guam, nel Pacifico, e la penisola di Kii, nel Giappone; probabilmente in relazione a fattori ambientali, quali le abitudini alimentari.
La SLA colpisce prevalentemente gli adulti, con maggiore incidenza nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 70 anni, di entrambi i sessi (con lieve prevalenza nel sesso maschile).
Nella maggioranza dei casi si tratta di una malattia sporadica, che può colpire chiunque; solo nel 10% dei casi viene trasmessa geneticamente (SLA familiare), per lo più con modalità autosomica dominante (SLA familiare di tipo 1). Nelle forme familiari la patologia si manifesta precocemente e presenta un’evoluzione piuttosto rapida.
L’esordio della malattia è generalmente subdolo; il malato riferisce astenia e affaticamento muscolare. Talora presenta crampi, strane cadute a terra e/o difficoltà a tenere in mano gli oggetti, segni e sintomi aspecifici di un male che porta inevitabilmente all’exitus nel giro di circa 3 anni. Con il progredire della malattia sempre più muscoli vengono interessati fino alla paralisi completa degli arti, alla difficoltà o impossibilità a masticare, deglutire, parlare. Normalmente sono risparmiate le funzioni vescicali e sessuali.
Nelle fasi molto avanzate della malattia si rendono necessari presidi medico-chirurgici per rendere possibili l’alimentazione e la respirazione. Più dell’80% dei soggetti affetti muoiono per un disturbo respiratorio, aggravato da superinfezione bronchiale.
La SLA è una malattia drammatica che distrugge progressivamente ogni distretto muscolare, rendendo il paziente incapace di compiere qualsiasi atto della vita quotidiana, lasciandolo tuttavia completamente cosciente del proprio decadimento. Le cellule nervose corticali, deputate al controllo dell’intelletto, della memoria e dell’emotività, non sono infatti interessate dal processo degenerativo. L’impatto psicologico della malattia è notevole e la depressione dell’umore è comune a quasi tutti i malati e necessita di precoci e specifici provvedimenti.
La diagnosi si effettua usando vari tests ed esami di laboratorio, Risonanza Magnetica, Biopsia nervosa e muscolare, esami elettrodiagnostici.

Attualmente non esiste terapia efficace.
Le ipotesi
La ipotesi genetica
Le cause della specifica degenerazione motoneuronale sono tuttora sconosciute. Uno dei fattori di rischio più significativi e meglio sostenuti da osservazioni scientifiche epidemiologiche è la familiarità per SLA. Nel 1993 Rosen e collaboratori identificarono la mutazione genetica responsabile di circa il 10% dei casi di SLA familiare. Il gene in questione codifica per un enzima, la superossido dismutasi di tipo 1 (SOD1), che ha azione protettiva nei confronti della cellula liberandola dai radicali liberi. Tale proteina, presente nel citoplasma di tutte le cellule dell’organismo, se mutata sembra acquisire proprietà tossiche selettivamente sui motoneuroni. La mutazione di un altro gene, ALS 2, è responsabile della forma giovanile di SLA di tipo 2, provocando la perdita di funzione di una proteina, l’alsina, coinvolta nella organizzazione del citoscheletro della cellula. Tuttora non è chiaro come e perché le mutazioni della SOD1 e dell’ASL2 provochino la degenerazione selettiva delle cellule motoneuronali.
Numerosi studi sono attualmente in corso per identificare i fattori di rischio genetici associati alla predisposizione individuale a contrarre la malattia nei casi di SLA sporadici. Nel sangue di soggetti affetti da SLA è stato rilevato un aumento dei livelli di glutammato; inoltre recentemente è stata osservata, in questi soggetti, una riduzione di una delle proteine responsabili della rimozione del glutammato extracellulare (trasportatore gliale del glutammato) proprio nelle regioni del midollo spinale e del cervello interessate dalla malattia. Il glutammato svolge normalmente un’azione eccitatoria per i motoneuroni, ma se presente a livelli superiori alla norma diventa tossico per i motoneuroni stessi.
La suscettibilità genetica a contrarre la SLA è anche evidente nell’espressione fenotipica del soggetto. Gli atleti risultati affetti dalla malattia o deceduti a causa di essa presentavano per lo più una costituzione fisica snella e un indice di massa corporea basso.

SLA, traumi ed attività sportiva
Nei calciatori è stata osservata in Italia un’incidenza di SLA 5 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Inoltre l’età di insorgenza della malattia in questo gruppo di soggetti è significativamente precoce rispetto alla media. Da queste osservazioni numerosi studiosi hanno formulato ipotesi per spiegare il motivo di questa “epidemia” nel mondo del calcio.
Il calcio rappresenta, per molti studiosi, una disciplina sportiva a rischio di insorgenza di SLA per i continui traumatismi ai quali il sistema nervoso centrale è sottoposto mediante il colpo di testa. I giocatori di calcio infatti, diversamente rispetto ad altri sport, colpiscono la palla di testa senza avere nessuna protezione. La forza con cui il pallone impatta sul cranio è di circa 500-1200 Newton, tuttavia essa si distribuisce prontamente anche sul collo e sul tronco.
Diverso è invece, ad esempio, il caso dei pugili, categoria anche questa a rischio per lo sviluppo di un’altra malattia neurodegenerativa, la cosiddetta “demenza pugilistica”. Questi atleti ricevono pugni sulla faccia e sulla scatola cranica che hanno una forza molto più elevata (fino a 6300 Newton) e che viene quasi del tutto assorbita dalla testa e dal cervello. Interessante è che solo i pugili che presentano una determinata predisposizione genetica (allele APO E4) sviluppano la demenza di grado severo.
Altri studi hanno inoltre dimostrato, in seguito a traumi cerebrali anche di lieve entità, un incremento dei livelli plasmatici e nel liquido cefalo-rachidiano, di una proteina (s-100 betaproteina) indice della sofferenza delle cellule nervose. Per mesi (fino a 9) sono presenti i segni di tale sofferenza e se nel frattempo la zona precedentemente lesa viene colpita nuovamente, la lesione che si viene a creare è di gran lunga più grave della prima. Già nel 1996, per tale scoperta, la federazione hockey internazionale, vietò di giocare senza casco omologato; attualmente l’intervento di testa è severamente vietato per i calciatori di età inferiore ai 16 anni dalla federazione olandese gioco calcio. Rod Markham, neuropsicologo di Sydney, nel giugno 2004, espone al giornale La Stampa la sua ricerca; avendo studiato per tre anni la malattia, analizzando le scatole craniche di alcuni calciatori professionisti, ha concluso che dovrebbero essere vietati i colpi di testa (oppure i calciatori dovrebbero indossare un casco protettivo), in quanto responsabili di micro-traumatismi cumulativi. Tuttavia sono ancora scarse le evidenze scientifiche sul ruolo del neurotrauma nelle genesi della SLA e alcuni studi, tra i quali uno recente pubblicato su Neuroepidemiology nel 1999, non hanno confermato tale associazione.
Anche se i risultati degli studi scientifici sulla relazione fra traumi cranici, del collo e della colonna e SLA sono spesso contrastanti, in parte per la presenza di dubbi relativi alla definizione di trauma, non si può negare che, in soggetti geneticamente predisposti, il neurotrauma sia un fattore di rischio per la SLA.
Un’altra ipotesi avanzata da alcuni scienziati (Felmus 1976; Granieri 1988; Gregoire 1991) e suffragata da altri, è che l’attività fisica vigorosa possa, assieme ad altri fattori ambientali e costituzionali, essere responsabile dell’insorgeneza della malattia. Studi precedenti, ma indiretti, hanno dimostrato che durante l’esercizio fisico si ha la produzione di specie reattive dell’ossigeno. I radicali liberi dell’ossigeno si creano, nei calciatori, dalla combinazione dello sforzo fisico intenso con altri fattori; in effetti le abitudini dietetiche (alimenti pro-ossidanti), l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori, le ischemie ripetute seguite da iperivascolarizzazione (dovute ai microtraumatismi o all’attività anaerobica prolungata seguita da improvvisa riossigenazione) possono rappresentare ulteriore fonte di stress ossidativo, al quale il sistema nervoso centrale è particolarmente senisibile. Esso contiene infatti una grande quantità di substrati facilmente ossidabili.

Altre ipotesi
Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato un’associazione fra SLA ed esposizione ad agenti tossici. Tra quelli maggiormente chiamati in causa sono i pesticidi e i fertilizzanti. In effetti secondo uno studio epidemiologico condotto in Sardegna, la prevalenza della malattia tra gli agricoltori è doppia rispetto alla popolazione generale. Tali sostanze utilizzate anche per la manutenzione del campo da gioco potrebbero essere responsabili oltremodo dell’insorgenza della malattia tra i calciatori.
Alcuni studiosi hanno proposto invece la patogenesi autoimmunitaria. Hanno infatti dimostrato la presenza di disordini linfoproliferativi e anticorpi anticanali del calcio “L-type voltage-gated” in alcuni casi di SLA.

“Motor neurone Mystery”
In un articolo di review apparso su Current Medical Research and Opinion (vol 20 n 4 del 2004) gli autori parlano di “Motor neurone Mystery”, frase usata per la prima volta da Tom Kington nel suo articolo comparso il 25 Febbraio 2003 sul sito internet della Uefa, nel quale si faceva riferimento ad inchieste giornalistiche e giudiziarie italiane sull’abuso di farmaci nello sport. Dallo studio epidemiologico condotto su 24.000 calciatori che avevano giocato tra il 1960 e il 1996, sembra emergere che la sclerosi laterale amiotrofica abbia una prevalenza nei giocatori di calcio 20 volte superiore a quella della popolazione in generale.
E’ stata quindi ipotizzata una correlazione fra doping e SLA specialmente in atleti di alto livello che si sottopongono a sforzi fisici importanti. In un recente studio, pubblicato su Lancet Neurology, Simone Beretta ha ipotizzato che l’abuso di farmaci antinfiammatori possa avere un importante ruolo nella morte motoneuronale. Secondo Beretta infatti mentre il corretto uso di queste sostanze impedisce l’attivazione gliale (coinvolta nella morte motoneuronale), l’abuso provocherebbero una permanente inibizione di questa attivazione, responsabile della degenerazione dei motoneuroni nella SLA.
Tuttavia le possibili connessioni tra SLA e Doping non sono ancora state trovate. Anche perché questi dati, che non sono stati pubblicati in riviste scientifiche nazionali o internazionali ma sono frutto di inchieste giudiziarie e giornalistiche, rendono difficilmente sostenibile l’ipotesi che il doping e lo sforzo fisico strenuo possano essere responsabili dell’insorgenza della malattia; infatti in un gruppo di 6000 ciclisti professionisti degli ultimi 30 anni, nei quali si sono registrati numerosi casi di eteroplasia, nessun ex corridore risulta deceduto o affetto dalla SLA. Tutto ciò ha comunque scatenato un interesse generale cosicchè molti ricercatori stanno tuttora indagando sulla possibile relazione tra doping e calcio.

Conclusioni
• Fino ad oggi in letteratura non ci sono evidenze scientifico-epidemiologiche che mettano in relazione il doping o l’esercizio fisico strenuo alla malattia di Lou-Gehrig.
• Attualmente è opinione comune che la SLA sia una malattia a genesi multifattoriale, nella quale, su una determinata predisposizione genetica, probabilmente dovuta ad una specifica combinazione di geni, agiscono numerosi fattori ambientali.
• Benchè il neurotrauma appaia essere un fattore di rischio per la SLA, perlomeno in soggetti geneticamente predisposti-atleti alti e magri-solo una valutazione prospettica su larga scala in soggetti che abbiano avuto neurotraumi potrà dare una risposta definitiva a questa controversia epidemiologica..
• Insieme agli studi epidemiologici saranno necessari anche studi sperimentali per indagare le conseguenze a lungo termine di ripetuti traumi cerebrali per poter chiarire i meccanismi responsabili delle lesioni nervose capaci di indurre neurodegenerazione, studi che dovranno essere fatti anche negli animali geneticamente predisposti.

Bibliografia
Rosen DL. Et al. Mutation in Cu/Zn superoxide dismutase gene are associated with familial amyotrophic lateral sclerosi. Nature 1993; 362: 59-62.
Charles T., Swash M. Amyotrophic lateral sclerosi: current understanding. J. Neurosci. Nurs. 2001; 33 (5): 245-53
Beretta S. et al. The sinister side of Italian soccer. Lancet Neurology 2003; 11:656
Cruz DC. Et al. Physical trauma and family history of neurodegenerative diseases in amyotrophic lateral sclerosis: a population-based case-control study. Neuroepidemiology. 1999; 18 (2):101-10
Riggs JE. The latency between traumatic axonal injury and the onset of amyotrophic lateral sclerosis in young adult men. Mil. Med. Aug 2001; 166 (8): 731-2
Sienko DG. Et al. Amyotrophic lateral sclerosis. A case-control study following detection of a cluster in a small Wisconsin community. Arch. Neur. 1990 Jan; 47(1): 38-41
Gregoire N. et al. Risk factors in amyotrophic lateral sclerosis. Initial results a propose of 35 cases. Rev. Neurol. (Paris) 1991; 147 (11): 706-13
Granieri E. et al. Motor neuron disease in the province of Ferrara, Italy, in 1964-1982. Neurology 1988; 38 (10):1604-8
Kington T. Motor neurone mystery, dated 25 February 2003;
available from http://www.uefa.com/trainingground/news/Kind=8/newsId=55783.html [Accessed 16 December 2003]

* Cattedra di Medicina dello Sport Università di Firenze.
** Agenzia di Medicina dello Sport Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi.
*** Medico ACF Fiorentina.


Fonte: Notiziario dell'Università degli Studi di Teramo
Sla, parla il prof Adriano Chiò - di F. Calsolaro


L´hanno battezzato Sunc1, ed è il più significativo fra i sette geni che favoriscono la comparsa della sla, la sclerosi laterale amiotrofica. La recente scoperta, un passo avanti eccezionale nella ricerca delle cause scatenanti di una malattia di cui si sa ancora molto poco, si deve allo studio internazionale sulla genesi della sla nelle forme non ereditarie (che sono le più comuni), coordinata, a livello nazionale, da Adriano Chiò, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Torino.
1. Professore la recente importante scoperta è che sono sette i geni che regolano lo sviluppo della sla, uno in maniera fondamentale. Cosa significa?
Quello che si è osservato è che ci sono dei geni che in qualche modo favoriscono la comparsa della malattia, cioè chi è portatore di questi geni ha una maggiore probabilità di avere la malattia, il che non vuol dire però che la svilupperà certamente, ma semplicemente che in condizioni favorenti, che ancora non conosciamo, la malattia si sviluppa.
Ma dire geni che regolano la Sla non significa dire cause che la provocano. Riguardo alle cause, i dati dimostrano che c'è una relazione stretta tra calcio e Sla: solo dal 1970 al 2001 ci sono stati 8 casi tra calciatori di serie A e B, l'incidenza è di 6 volte e mezzo superiore rispetto alla media nella popolazione generale. Tra le diverse ipotesi sulle cause di questa alta incidenza ci sono i traumi cerebrali, conseguenza dei colpi di testa, la frequenza dei microtraumi alle articolazioni, l'abuso di farmaci antinfiammatori. Un'inchiesta di Rainews24, lo scorso anno, accertò, però, che i terreni dei campi da calcio sono spesso trattati con erbicidi, concimi e vernici che possono risultare pericolosi. La tesi che vi sia un collegamento tra la composizione dei terreni dei campi da calcio e l'insorgere della Sla è rinforzata da studi che hanno rilevato che tra le categorie professionali gli ex agricoltori sono particolarmente colpiti, come tra gli sportivi lo sono golfisti e giocatori di football, tutti a contatto con i materiali citati.
2. Lei è consulente del pm torinese Raffaele Guariniello nell'inchiesta che indaga proprio su questi particolari aspetti dell'anomala relazione tra calcio e Sla. Quanto regge per lei questa tesi, quanto i materiali che compongono il terreno di gioco possono influire sull'insorgere della malattia?
In realtà è un'ipotesi, non ancora una certezza. Nel caso specifico, la commissione che sta lavorando con il consigliere Guariniello ha incluso di recente anche degli agronomi della facoltà di agraria proprio per valutare questi possibili fattori. Il punto è che l'esistenza di questi possibili fattori metterebbe bene in relazione la malattia con un'osservazione che era stata fatta in passato, cioè con un aumento di rischio di malattia per gli agricoltori.
3. Anche nell'indagine sul rugby che ha avviato con il Prof. Mora i riscontri vanno in questa direzione?
Per il momento nel rugby non vi sono delle indicazioni di un aumento di rischi di Sla. Il rugby ha delle caratteristiche, compreso il campo di gioco, molto diverse rispetto al calcio, quindi questo sembrerebbe, in realtà, dare una maggiore specificità al calcio, o qualcosa connesso con il calcio, come fattore della malattia.
4. Indagando in particolare sullo stadio Sinigaglia di Como, l'inchiesta di Rainews portò alla luce che il substrato del terreno potrebbe essere composto da materiale di scarto delle vicine fonderie di Dongo, ricco di metalli tossici quali carnio, piombo e cromo, ottimi drenanti, in più a costo zero. La società comasca è tra quelle con il più alto numero di calciatori colpiti da Sla. Solo una coincidenza?
Che sia una coincidenza è difficile dirlo ma anche che sia causale. È uno dei rami d'indagine. Ci sono dati di alcuni studi che rilevano che una categoria che è a maggiore rischio di Sla sono proprio i saldatori, quindi soggetti che fanno utilizzo di metalli nebulizzati nella saldatura. Resta più complesso definire come il residuo di fonderia presente al livello del terreno del campo riesca a salire in superficie.
5. E il doping? Può essere una concausa o no, visto che in altri sportivi dove pure c'è la pratica del doping, come il ciclismo, non si sono verificati casi di Sla?
Tendenzialmente io non credo molto al doping, ma questa la prenda come una mia opinione personale, nel senso che al momento attuale non abbiamo informazioni. Abbiamo studiato i ciclisti apposta per verificare questo e in effetti non abbiamo trovato casi. La sensazione è che il doping c'entri poco. È pur vero che si potrebbe dire che il doping usato nel calcio, e le sostanze usate come doping, siano diverse da quelle usate nel ciclismo, quindi pur non credendoci molto non è un'ipotesi completamente chiusa.
6. Tornando alla ricerca, Lei ha detto che la scoperta dei 7 geni è un punto d'inizio, ma è un punto d'inizio che può arrivare a una terapia?
Si ma in modo molto mediato, molto complesso e purtroppo non breve, nel senso che allo stato attuale noi abbiamo trovato questo gene principale e gli altri come regolatori, però non sappiamo ancora in quale modo regolano, e quindi in quale modo favoriscono la comparsa della malattia; p.artendo da questo, quando lo si sarà capito, si potrà forse arrivare ad un intervento terapeutico
7. Il professor Francesco Fornai, dell'Università di Pisa, e la sua equipe stanno lavorando sul litio, usato già in psichiatria. 16 ammalati di Sla, con speranza di vita limitata a un anno, e sono sopravvissuti oltre i 16 mesi con la somministrazione di litio. Ci sono speranze in questa direzione?
Sono in corso degli studi, fatti in un modo più scientifico, perché lo studio fatto dal Professor Fornai non rispettava le regole che usiamo per la valutazione dei farmaci. È uno studio nazionale, guidato proprio da noi di Torino. Le sensazioni che abbiamo non sono purtroppo positive, però non ci sono ancora dei dati formali; abbiamo visto una enorme quantità di effetti collaterali in questi pazienti, molti si sono addirittura ritirati, quindi ci sono dei dubbi sull'utilizzo del litio in termini di sicurezza e non solo di efficacia.

venerdì 20 agosto 2010

La seconda possibilità per Bachini

Il destino bussò per la prima volta alla porta di Jonathan Bachini l’otto novembre 1998, durante la partita Udinese-Juventus, quando sul 2-0 per la Juve un suo gol avviò la rimonta friulana.
Livornese, ala sinistra guizzante, dalla grande facilità nel dribbling e dall’ottimo fiuto del gol, dopo alcune stagioni di gavetta si era rivelato al grande pubblico proprio a Udine, arrivando anche a conquistare la maglia della Nazionale. Due stagioni dopo era proprio la Juventus a ricordarsi di chi l’aveva castigata in passato, e per il “Baco” sembrava giunta la grande occasione, la consacrazione definitiva. Invece la storia cominciò a prendere un’altra piega. Un anno e mezzo passato spesso in panchina accanto ad Ancelotti, prima di essere prestato senza troppi rimpianti al Brescia. La grande occasione sprecata, il destino che non bussa più.
Ma in provincia il tornante livornese riemerge e, sotto l’ala protettrice di Roberto Baggio, aiuta a far risalire le rondinelle dal fondo della classifica fino al settimo posto finale. La Juve però non è squadra che dà seconde occasioni e, nonostante una serie di prestazioni eccellenti, al rientro dal prestito viene considerato pura merce di scambio, finendo al Parma nell’operazione che porterà a Torino Gianluigi Buffon. Poi dal Parma di nuovo al Brescia, in cambio di Aimo Diana. Il destino sta per bussare di nuovo, ma Bachini ancora non lo sa.
Scende in campo per soli 45 minuti, poi svanisce nel nulla per sei mesi. La versione ufficiale è “intossicazione alimentare”, contratta mangiando cozze avariate. Tra l’ironia degli appassionati di calcio e le voci di una grave malattia, la verità sembra essere nel mezzo: il tornante sarebbe in una clinica americana per disintossicarsi dalla cocaina. Ritorna per le ultime giornate di campionato, in forma come non mai: sgroppate sulla fascia degne dei tempi di Udine, un gol clamoroso su calcio d’angolo e la segnatura decisiva all’ultima gara contro il Bologna che vale al Brescia un’altra, insperata salvezza.
Sembra essere la rinascita, si rivelerà l’inizio della discesa agli inferi. Un grave infortunio al ginocchio lo costringe a saltare buona parte della stagione 2002/03, mentre nella successiva scivola ai margini della prima squadra. Infine, nel settembre 2004, Bachini viene trovato positivo alla cocaina al termine di Brescia - Lazio. Le voci non confermate di qualche anno prima diventano realtà. Nove mesi di squalifica e la rescissione istantanea del contratto con la società bresciana. Bachini sconta la sua pena e riesce, nella scorsa estate, a trovare una società disposta a dargli ancora fiducia, il Siena. Buoni propositi, tanta volontà di riscatto, l’attesa della fine della squalifica per disputare tre buone partite con la maglia dei toscani. Poi, nello scorso dicembre, ancora una volta dopo una gara contro la Lazio, una nuova positività alla cocaina. Neanche la sincerità del giocatore, che ammette di aver acquistato e consumato la dose, servirà a ottenere clemenza: la recidività comporta la squalifica a vita, che arriva il 30 marzo 2006. Per Jonathan Bachini non ci saranno altre seconde occasioni.

Mi chiamo Milco, cercate un allenatore incapace?

Articolo pubblicato dal Centro Sportivo Italiano di Vallecamonica

"Io per i genitori sono e sarò sempre un allenatore incapace. Mi chiamo Milco, sono un allenatore di calcio di settore giovanile ormai da 14 anni, sempre nei quartieri di Bergamo, e attualmente sono il mister di una squadra allievi Figc. Vi racconto con ironia il perché del titolo di questa mia lettera di sfogo». «I genitori non sono e non saranno mai contenti e la loro infelicità diventa un mio limite. Ho partecipato per tre anni a un campionato categoria giovanissimi Figc denominato "fair play". Questo campionato aveva due regole principali. La prima era che la partita era suddivisa in tre tempi da venti minuti ciascuno e inoltre vigeva l'obbligo di far giocare per un tempo tutti i ragazzi che erano a disposizione in panchina». «I sette cambi io li facevo sempre all'inizio del secondo tempo, in più ovviamente c'erano tutte le altre regole comuni del gioco del calcio. Avevo venti giocatori in rosa e di conseguenza c'erano quaranta genitori. Il regolamento mi consentiva di inserire in distinta solo diciotto giocatori (undici titolari e sette a disposizione), quindi purtroppo due ragazzi non potevo convocarli». «Pronti via ed ecco che per i quattro genitori di quei due ragazzi non convocati io ero un allenatore incapace. Dai Milco, mi dicevo, non ti abbattere, ne hai ancora trentasei che ti stimano. Arrivava il giorno della partita e io mi dovevo attenere al regolamento, undici titolari e sette a disposizione». «I ragazzi erano vestiti, uscivano dallo spogliatoio ed entravano in campo per il riscaldamento. I titolari all'interno del campo di gioco, gli altri da un'altra parte a palleggiare tra loro. Boooommmm! Ecco che anche per quei quattordici genitori resisi conto di avere i propri sette figli non titolari io ero diventato un allenatore incapace, nonostante avessi comunque convocato i loro figli». «Non devo mollare, mi dicevo allora, ho ancora ventidue genitori che mi vogliono bene. L'arbitro era pronto a fischiare l'inizio della partita, i ragazzi titolari si disponevano in campo in base ai ruoli da me dati. Non era possibile, porca miseria che sfortuna, per otto genitori i loro quattro figli giocavano fuori ruolo. Mi veniva da morire, nonostante li avessi convocati, nonostante giocassero titolari, anche per loro otto io ero un allenatore incapace». «Barcollavo ma non mollavo, avevo pur sempre ancora quattordici genitori che mi stimavano.... Ma no! Finito il primo tempo e nel rispetto del regolamento, facevo entrare tutti e sette i ragazzi che erano a disposizione. Ma io mi chiamo Milco ed ero, sono un allenatore incapace e sapete cosa combinavo con i cambi? Lasciavo in campo i quattro giocatori che "erano fuori ruolo" e sostituivo gli altri sette, così anche per gli ultimi quattordici genitori io mi trasformavo in un allenatore incapace, nonostante la convocazione e la maglia da titolare». «Mi chiamo Milco, cercate un allenatore incapace?»

martedì 1 settembre 2009

Zeman al Milan .... sogno in una notte di settembre, interrotto più volte da molte, troppe zanzare.


Nel Milan non arrivano i risultati, squadra già cotta e poche speranze di scudetto. Galliani va nello stanzino dove ci sono le scope, per fare una telefonata.
Lo ha chiamato la Segretaria del boss che gli riferisce che vuole parlargli.

Adriano va sempre in quei 3 mt quadri quando deve parlare con Lui. Lo fa da anni. Non è un gesto calcolato ma spontaneo ed istintivo, là si sente al sicuro e poi in fondo porta anche bene, non lo ha mai licenziato.
Tanti trofei, tanta storia gloriosa in ogni angolo di Milanello, chi andrà mai a cercarlo dove ci sono le scope ed il mocio?
Là dentro fa caldo, c'è anche odore di diserbante e candeggina. Attrezzi per le pulizie sparsi qua e là. Però è forse l'unico angolo non curato di un complesso magnifico, efficiente, costoso.
Ci sono due, tre filtri di efficienti collaboratori che lo intrattengono nell' attesa. Segretaria, portaborse ma il numero è quello giusto, tre minuti al massimo e arriva.
Galliani pensa che questa volta è dura. l'Inter e la nuova Juve di Diego sono distanti, troppo. Sa che non può ripetere all'infinito di avere la bacheca piena di trofei, che è la squadra più titolata al mondo. A qualche tifoso stanno girando le palle ed un prodotto scadente non lo si vende più bene. Perfino l'Adidas ha fatto sapere di voler rivedere certe cifre e condizioni.

Ha molti brutti pensieri Adriano, non ascolta neppure chi lo intrattiene nell'attesa.

Adriano pensa che sarebbe bello ritornare a vincere, ma Lui, anzi il figlio ... uno tosto, gli ha rinfacciato qualche soldo speso male ed un bilancio quasi a puttane. "Papà non può mettere sempre soldi" ha detto il figlio tosto ad amici, " qualcuno deve cominciare a pensare bene come spendere i nostri soldi e soprattutto deve produrre utili e non accumulare solo debiti. Siamo anni che andiamo sotto, sul campo e in banca".
Quel "qualcuno" detto dal figlio tosto sa che è riferito a lui e sa anche che per questo non può più muoversi come un tempo. Vista la situazione, ha dovuto far rientrare gli osservatori dal Sudamerica e dall'Est, solo un contrattino di facciata a Pederzoli, roba da cinquantamila euro all'anno, per dare ancora l’idea di efficienza. Ariedo non vuole più viaggiare ed anche lui ha i suoi anni.

L'attesa è un pò più lunga, e Galliani, comincia a sudare. Passa il Giacomo nel corridoio. Lo riconosce dal passo. Sbatte sempre i tacchi e fischietta. Fischietta sempre Giacomo. Calabrese, da 40 anni a Milano. Lavorava in panificio alla mattina, anzi dalle prime luci dell'alba e la sera andava ai mercati a scaricare la frutta.
Qui a Milanello può non fischiare?
Fischiava anche dopo Atene e anche dopo la partita del Velodrome di Marsiglia. Ma le sofferenze sono altre e Giacomo lo sa.
Dal finestrino in alto si sente il rumore del trattorino, qualche richiamo di Leo, neanche tanto forte, ma l'attesa è più lunga e continua a sudare.
La scelta di Leonardo è stata forte - pensa - mediatica, coraggiosa. Lo avevano già fatto con Capello, non si sono fidati di Tassotti. Il Mauro è bravo, è uno del Milan, ma non vuole troppe responsabilità. Certo, era la scelta più comoda, ma Leo ha la faccia giusta.
"Adri ... allora" ? Finalmente Lui riesce a liberarsi ed è dall'altra parte del telefono.
"Senti Adri, io ci sto pensando da qualche giorno, anzi da ieri. Il Leo non mi convince più. Lo vedo leggero, non mi stupisce. E poi non mi da ascolto e questo non va bene."

Galliani sa che quando Lui inizia a parlare, non bisogna interrompere. Deve dire tutto ed aspettare anche le pause. Può entrare e dire la sua solo quando Lui gli dice "Allora Adri, che ne pensi tu?
Lo conosce da trent'anni, sa quando può parlare
"Guarda sempre il tabellone, si aggiusta sempre i capelli, non può reggere. Se andiamo avanti con Leo, finirà in massacro. Tu ed io gli vogliamo bene, ed è proprio per questo che dobbiamo pensare bene alla cosa.
Gattuso ed Ambrosini se lo mangiano e Ronaldinho non è come lui ce lo descriveva. Mi sa che Carletto ... si lo sai che voglio dire.
Comunque, ti dicevo, mentre cercavo di prendere sonno ho pensato che ci vuole un Allenatore nuovo, anzi Zeman".
"Allora Adri?"
Galliani non parla, sa che deve ancora aspettare, il diluvio deve ancora completarsi. Però quel nome è da uscirne pazzi. Il boemo? Ma come gli viene in mente? Forse l'onorevole Miccichè gli ha fatto il lavaggio del cervello? O è stato Bondi?
Si, è opera di Bondi in preda ad una crisi mistica conclusasi con l'apparizione della Madonna di Praga.
"No" - pensa - " ho capito male, Zeman è da pazzi, io mi do malato. Questa volta mi do malato e mando Cantamessa a spiegare tutto. Io vado a fare le analisi ed i fanghi per un pò"
"Adri - lo incalza Lui - " ricordi dopo quella partita di Coppa Italia con il Parma quando a San Siro venne l'Arrigo?
Si che te lo ricordi, a quel tempo eri ancora juventino, eh eh. Da quella scelta è iniziato tutto. Scelta forte, di gioco.
Le altre scelte le abbiamo ragionate troppo, troppo normali. Io sono anni che non impazzisco più nel vedere una nostra partita. Tutto normale, siamo come gli altri insomma.

Voglio vedere gli avversari che non escono dalla metà campo, voglio vederli i nostri correre e pressare, magari prendere gol perchè siamo tutti avanti. Voglio far tornare l'entusiasmo e far parlare del Milan come una squadra di attacco.
E poi voglio mettere un pò di pressione alla Juve: amano Zeman come io posso amare Mauro di Repubblica. Se ci dicono che non ha vinto niente, diremo che con noi finalmente lo farà. E poi mi sa che è di sinistra ed io lo sai garantisco la libertà ed il lavoro a tutti.

Mi hanno detto che Moggi sta nuovamente entrando in qualche situazione e così gli facciamo capire che non è più tanto potente se addirittura Zeman può allenare il Milan. Poi ti sarai accorto che a Sky ci sono Vialli, Mauro, Paolo Rossi, c’era Ferrara, tutti juventini. Così ho motivo per attaccare lo “squalo” e la sua tv. Lo sai quanto sto sul culo all’australiano e sapere che Vialli pone qualche domanda a Zeman mi piace. Magari quello gli risponde ”non so, non ricordo" eh eh, come fece lui davanti ai giudici al processo per doping.
Organizza tutto, prepara l'uscita del Leo in maniera indolore, chiama il Boemo e fissa per martedì a casa mia. Gli voglio parlare. Mi sta tornando la voglia.
"Allora Adri, che ne pensi tu?"

"Presidente, lei è sempre avanti, però questa volta non mi ha colto di sorpresa. L'avevo già pensata io questa possibilità, ma aspettavo che arrivasse la sua notte giusta. Finalmente è arrivata. Sarà fatto, come sempre e grazie.

Flavio Pani per Alleniamo.com



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lunedì 22 giugno 2009

Italia - Egitto 0 a 1: sconfitta prevedibile


Non ho la sfera di cristallo, ma prevedevo una partita Italia - Egitto, in cui sarebbe stato l'Egitto ad essere protagonista. Perché l'avevo previsto? Seguo varie squadre, non solo l'Italia e mi ero accorta che gli egiziani, già da tempo stavano esprimendo un buon calcio, ero certa che sarebbero ulteriormente migliorati. Dopo aver visto come sono riusciti a mettere in difficoltà il grande Brasile e come la nostra nazionale calcistica abbia vinto a fatica, giocando contro gli Stati Uniti, mi attendevo una vittoria egiziana, anche perché, purtroppo, il calcio egiziano non è stato preso abbastanza in considerazione da chi è preposto a valutare, ad osservare, probabilmente lo stesso Marcello Lippi non immaginava di dover fronteggiare una squadra così ben preparata.
Problemi su tutti i fronti, anche il commissario tecnico della nazionale under 21 sta commettendo parecchi errori.
Mi permetto di dire che i nostri c.t., i dirigenti sportivi, gli osservatori, tutti coloro che hanno grande esperienza calcistica e hanno ottenuto grandi risultati dovrebbero avere l'umiltà di ascoltare anche i 'piccoli' allenatori, i 'piccoli' dirigenti sportivi, talvolta, lontano dai riflettori, si hanno idee migliori, e, nel silenzio mediatico, si riflette e si osserva di più. Inoltre, consiglio a tutti di vedere quello splendido film che è stato realizzato su quell'allenatore, che con grande tenacia e umiltà, preparò un gruppo di dilettanti, di ragazzi qualunque e fece di loro la squadra di hockej che vinse le Olimpiadi di Calgary nel 1980. Quell'allenatore si dedicava giorno e notte alla sua squadra. no spot pubblicitari, no uscite mondane, no permanenze in lussuosi alberghi, no frequentazioni che contano, cosa c'entrano con lo sport? Stava sveglio tutta la notte e visionava decine e decine di filmati relativi a partite delle squadre avversarie, allenava fino a tarda sera i suoi ragazzi fino ai limiti dello sfinimento, ma in questo modo si allenano i giovani alla vita, alla vita senza scorciatoie ... . Riempiva pagine e pagine di schizzi con le sue strategie di gioco, le elaborava al computer con l'ausilio di tanta matematica.
E la matematica è la scienza a cui mi affido anch'io in un piccolo laboratorio calcistico, dove vengono studiati moduli, strategie da ingegneri, matematici, addetti ai lavori e proprio perché abbiamo tanta passione talvolta riusciamo ad avere buone idee, che non offriremo mai al calcio industriale, bensì al calcio sportivo. In quel laboratorio la vittoria dell'Egiitto era assolutamente scontata, ci saremmo meravigliati se avesse vinto l'Italia.
I c.t., i direttori, i funzionari del calcio italiano mancano di umiltà, purtroppo la visibilità televisiva li ha 'drogati', si sentono arrivati, arrivati dove? Si ricordino Lor Signori che si stanno dedicando ad un gioco, ci sono altri incarichi più utili nella società e c'è gente che li svolge bene, perché non è accecata dai troppi riflettori mediatici e non è soffocata da ingenti somme di denaro.
D. Asaro Romanoff



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martedì 26 maggio 2009

Posizione irregolare di Ferrara in base all'art. 38. Ulivieri tace, Fascetti invece prende posizione.


In attesa di avere risposte da parte del Presidente AIAC Renzo Ulivieri sulla posizione irregolare di Ciro Ferrara, che in virtù dell'art. 38 del Regolamento Settore Tecnico ha di fatto sottoscritto un doppio tesseramento (aspettiamo fiduciosi le controdeduzioni), Eugenio Fascetti, che ormai la sua carriera (e che carriera) l'ha fatta, coerentemente prende posizione e si schiera contro questa irregolarità che molti stanno facendo finta di non vedere.

Intervista di Alessandro Zauli ad Eugenio Fascetti.

Mister la questione Ciro Ferrara...
Ferrara non può allenare la Juventus, i regolamenti parlano chiaro, io tempo fa dissi che ogni società dovrebbe essere libera di mettere in panchina chi vuole, anche un cavallo..tanto le regole non contano.
Perchè non contano?
Contano per gli allenatori dilettanti, ma per gli altri a un certo punto arriva qualcuno dall'alto che fa capire che certi favori a certe persone vanno fatti.
Lei in passato si è battuto spesso in questo senso...
Certo e ho preso le mie squalifiche e le mia multe, come nel caso Zoff, nello scandaloso caso Mancini del 2001 e ora.
Ma i corsi allenatori servono?
Certo ma poi arriva l'amico del tale che dice che le cose devono andare in un altro modo e allora....La realtà è che l'Associazione Allenatori non conta niente, se si pensa che si può andare a giocare senza l'allenatore a referto, la sua presenza non è obbigatoria per iniziare una gara. Gli allenatori valgono poco, non c'è rispetto per loro.
Ma l'Associazione Allenatori farà una protesta?
Certo ma poi a un certo livello di potere è costretta ad abbassare la testa.
Cosa pensa dell'iniziativa di una nuova associazione allenatori promossa da Alessandro Zauli?
Quel ragazzo ha del coraggio, però ci deve provare, anche se ho poche speranze che si cambino le regole, il messaggio che però voglio inviare a tutti gli allenatori come lui è che bisogna continuare ad essere delle persone per bene e cercare sempre di lottare per cambiare le cose, d'altronde se lo faccio io che ho 70 anni. Comunque Alessandro provaci e il mio sostegno morale lo hai di sicuro e quando ci sarà la prima riunione se ho voglia di farmi un viaggetto da Viareggio lo farò.

Eugenio Fascetti classe 1938 è un decano degli allenatori di calcio, dopo una ottima carriera da calciatore vestendo tra le altre le maglie di Bologna, Juventus, Messina e Lazio, ha intrapreso quella di allenatore, partendo veramente dal basso.
Ha infatti iniziato dalla Fulgor Cavi Latina in prima categoria (!), per poi portarla alla serie D, da li dopo il Supercorso di Coverciano, Varese, Lecce, Lazio, Avellino, Torino, Verona, Lucchese, Bari(facendo esplodere Antonio Cassano)e poi ancora Vicenza,Como, Fiorentina. Una persona che si è sempre distinta per il coraggio delle proprie opinioni, dote rara nell'ingessato mondo del calcio.



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lunedì 25 maggio 2009

Onore a Mimmo Di Carlo autore di una salvezza fantastica


E impresa fu. Mimmo Di Carlo l'aveva promesso cinque mesi fa, «Il Chievo si salva, ma la salvezza passerà attraverso la sofferenza». Ieri il mister gialloblù ha stretto mille mani. Quelle dell'Universo Chievo, quelle degli scettici, quelli di chi pensava che la campana a morte per Pellissier e compagni fosse suonata poco prima Natale. Di Carlo ha messo tutti d'accordo. Ha stupito. In questi casi si dice: chapeau. Ha avuto ragione lui. Vincendo una, cento, mille battaglie. E uscendo da trionfatore dalla guerra.
Di Carlo, aveva ragione lei allora.
Quando ho capito il valore della mia squadra, ho capito che l'impresa era possibile.
Merito suo?
Merito di Campedelli, della società, dello staff tecnico e dirigenziale e dei miei ragazzi. Merito di tutti.
Perché vi siete salvati?
Perché non abbiamo mai pensato di essere spacciati. Perché i valori sono usciti al momento giusto, perché quando gli altri erano ancora in vacanza lo scorso inverno, noi preparavamo a Veronello la nostra riscossa. La forza del gruppo è stata determinante. La salvezza è il nostro premio. Ce lo siamo meritati.
E lei si merita la riconferma?
Mi piacerebbe accadesse. Ma la priorità è sempre stata la salvezza. Adesso siamo tranquilli, dobbiamo onorare l'impegno di Napoli, poi vedremo.
La partita chiave?
La vittoria ottenuta all'ultima di andata proprio contro il Napoli. Per forza e intensità ho visto in campo un grande Chievo. Quella partita ha segnato il rilancio della squadra. Siamo partiti senza fermarci mai.
Ora che avete messo la ciliegina sulla torta che cosa si sente di dire?
A me piacciono le imprese impossibili. Cerco sempre di andare oltre. È bello sfidare se stessi per non darsi limiti.
Una dedica particolare?
Ai genitori di Eugenio Bortolon, il tifoso vicentino morto tragicamente a Parma. Lo so, le parole servono a poco. Ma io da ex calciatore del Vicenza mi sento molto vicino ai familiari di questo sfortunato ragazzo.
La salvezza in una parola?
Fantastica.
Il mondo Chievo l'ha colpita al cuore?
Certo. E non voglio dimenticare proprio nessuno. Nemmeno la Primavera di Nicolato che è riuscita ad entrare nella fase finale del torneo. Nemmeno Pellissier che verrà convocato in Nazionale come giusto premio dell'impegno profuso per tutta la stagione. Nemmeno i tifosi, semplicemente eccezionali.
Se pensa al futuro?
Ci sono le basi per ripartire bene. Il gruppo ha dimostrato di possedere grandi qualità. Oggi, però, penso solo a festeggiare questo fantastico traguardo. Sono contento di essere nella favola perché la favola continua ancora. Una dedica particolare ai genitori di Eugenio Bortolon, il tifoso biancorosso morto l'altro giorno a Parma, sono un ex del Vicenza e mi sento molto vicino alla famiglia del ragazzo...



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mercoledì 20 maggio 2009

Renzo Ulivieri facci sapere ...


Lettera aperta al (nostro) Presidente dell'Associazione Italiana Allenatori di Calcio.

Egregio Presidente, non ti sarà di certo sfuggito dell'esonero di Claudio Ranieri. Ci sta, e tu lo sai bene. Noi tesserati non possiamo far altro che prenderne atto. Sappiamo che il vaporetto va così, amen. Ma non possiamo però permettere che le regole sul tesseramento dei tecnici vengano usate a seconda dell'importanza del tesserato.
Fino a prova contraria, la norma per la quale è vietato il doppio tesseramento dei tecnici per la stessa stagione, vale per Matteo Rossi che allena la Folgore Canicattì di seconda categoria che per Ciro Ferrara, già tesserato quale tecnico Federale ed in procinto però di accomodarsi nella panchina bianconera.
Ogni tecnico, è scritto in calce all' art. 38, può sottoscrivere un solo tesseramento annuale per Società, a meno che non provenga o non vada in un'altra Federazione.
Quindi Ciro Ferrara (che tra l'altro ricopre la carica di Resp. del Settore Giovanile della Juventus ma senza svolgere mansioni di Allenatore) secondo i succitati regolamenti, teoricamente domenica non può sedere in panchina.
Diciamo "teoricamente" perchè come per il caso Mancini nel 2001, siamo certi non succederà nulla. Ripeto, il regolamento e l'inflessibilità degli organi del Settore Tecnico sono esemplari quando parliamo di Allenatori di Promozione o Prima Categoria. Quando saliamo diventa una barzelletta.
Però nel 2001, all'epoca del caso Mancini (ricordi ... era allenatore in seconda alla Lazio e poi si tesserò per la Fiorentina) tu non eri Presidente AIAC.
Qui di seguito pubblichiamo l'Art. 38 del Regolamento Settore Tecnico in virtù del quale Ciro Ferrara non può guidare la Juve nella stagione in corso:

1. I tecnici, nel corso della medesima stagione sportiva, non possono tesserarsi né, indipendentemente dal tesseramento, svolgere attività per più di una società, neppure con mansioni diverse, fatta eccezione per eventuali ipotesi previste dagli accordi collettivi con l’associazione di categoria riconosciuta dalla F.I.G.C. o nei protocolli d’intesa conclusi fra tale Associazione e la Lega Nazionale Dilettanti e ratificati dalla FIGC, nonché per quanto previsto dal comma 2 dell'art. 30. Tale preclusione non opera per i Preparatori Atletici, medici sociali ed operatori sanitari che, nella stessa stagione sportiva, abbiano risolto per qualsiasi ragione il loro contratto per una società e vogliano tesserarsi con altra società per svolgere rispettivamente l’attività di preparatore atletico, medico sociale e operatore sanitario. Inoltre i tecnici, già tesserati prima dell’inizio dei campionati di serie A e B con incarico diverso da quello di allenatore responsabile della prima squadra presso società della L.N.P., possono essere autorizzati dal Settore Tecnico, previa risoluzione consensuale del contratto economico in essere, ad effettuare un secondo tesseramento nella stessa stagione sportiva nell’ambito di società appartenenti alla medesima L.N.P. con l’incarico di responsabile della prima squadra.
2. Ai Tecnici è vietato di prestare la loro opera, sia pure temporanea ed occasionale, a favore di società per le quali non hanno titolo a tesserarsi.
3. Ai Tecnici inquadrati nell'Albo del Settore Tecnico è fatto divieto di trattare direttamente o indirettamente e comunque di svolgere attività collegate al trasferimento ed al collocamento dei calciatori. Essi sono soltanto legittimati a fornire alle società di appartenenza la loro consulenza di natura esclusivamente tecnica.
4. Ai Tecnici è altresì vietato di svolgere mansioni riservate, in base al presente Regolamento, a Tecnici di categoria superiore, senza la specifica autorizzazione in deroga, di competenza del Comitato Esecutivo.
5. Il Comitato Esecutivo, tenuto conto dell’esito degli eventuali giudizi disciplinari, può revocare eventuali autorizzazioni o deroghe già rilasciate.
6. La violazione delle disposizioni di cui ai commi precedenti comporta l'adozione di provvedimenti disciplinari della Commissione Disciplinare del Settore Tecnico.



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Ciro Ferrara non può allenare: se domenica va in panchina, deve essere squalificato


Ciro Ferrara non può allenare la Juventus, ha già un tesseramento come tecnico federale, oppure anche in questo caso hanno inventato la scappatoia? Anni fa mi fecero un sacco di storie perchè allenavo una squadra e COLLABORAVO ogni tanto con un altra scuola calcio..e allora?
Allora bisogna svegliarsi e cominciare a difendere i propri diritti. Vi ricordate il caso Mancini nel 2001? Era allenatore in seconda alla Lazio e durante la stagione andò ad allenare la Fiorentina con una norma ad hoc...Basta!!! E' ora di finirla, ci siamo stancati. Dobbiamo cambiare le cose!!!
Inoltre propongo la nostra prima riunione lunedì 21 settembre a San Sepolcro(Arezzo), dove ho molti amici ed è un luogo piùo meno equidistante per tutti. Un caro saluto a tutti.
Alessandro Z.


Attraverso queste pagine facciamo presente al Settore Tecnico la posizione in essere del Sig Ciro Ferrara in relazione al Punto 1 dell'Art. 38 delle Norme del Settore Tecnico.
Abbiamo in archivio numerosi casi di colleghi (con provvedimenti pubblicati nei Comunicati Ufficiali dei competenti Comitati Regionali) che per doppio tesseramento sono incorsi in lunghe squalifiche. Il regolamento non fa distinzioni tra dilettanti e professionisti, quindi per eguaglianza tra tesserati, aspettiamo le giuste determinazioni e/o delucidazioni dalla F.I.G.C.




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lunedì 18 maggio 2009

Mourinho, uno scudetto contro gli ipocriti e i voltagabbana


Articolo di Xavier Jacobelli.

Adesso che Jose' Mourinho si e' consegnato alla storia del calcio italiano anche per essere il primo allenatore portoghese ad avere vinto lo scudetto al primo tentativo, e' immancabilmente scattata la rincorsa al suo carro. In questi casi, il fenomeno e' universale, s'intende e non meramente ristretto alla penisola, ma basta leggere o ascoltare i peana di queste ore, per rendersi conto che il trionfo interista non sarebbe potuto essere piu' appagante per chi l'ha firmato. La verita' e' che questo titolo appartiene prima di tutto ad un uomo abituato a dire cio' che pensa pensando a cio' che dice; e' un tricolore da sbattare in faccia agli ipocriti e ai voltagabbana; e' l'impresa di una squadra e di una societa' alle quali il signore di Setubal ha fatto da scudo come solo Helenio Herrera e Giovanni Trapattoni, tanto per fare nomi, erano stati capaci di fare in passato. In principio c'erano le vedove di Mancini. Poi sono venuti quelli che volevano tappare la bocca a Jose', magari con del cemento, cosi' il problema sarebbe stato risolto una volta per tutte. Quindi sono arrivati gli accademici del pallone, magari senza panchina da anni, i quali, con eleganza pari alla classe, avevano sentenziato: "Il portoghese l'ha fatta fuori dal vaso". E ancora: i frustrati, gli invidiosi, i perdenti che di volta in volta sono saliti sui pulpiti tv per spiegare al tecnico dell'Inter come gira il mondo, rodendosi il fegato a causa del suo ingaggio, contestandone la preparazione e la bravura grazie alle quali, in carriera Mourinho ha vinto 14 titoli nelle ventisette competizioni alle quali hanno partecipato le squadre che ha diretto. Lui, che ha capito tutto di noi, ha tirato diritto per la sua strada e ha dimostrato che cosa significhi il coraggio di non avere paura. Di misurarsi con un calcio tritacarne, senza memoria ne' gratitudine (vogliamo parlare di cio' che sta accadendo ad Ancelotti, dal proprio datore di lavoro tacciato di essere l'uomo che ha fatto perdere lo scudetto al Milan? Vogliamo parlare del trattamento riservato a Ranieri, da mesi inverecondamente attaccato e mediaticamente linciato nonostante a Torino, alla guida di questa Juve, abbia camminato sulle acque ?). Con rispetto parlando per i due club e per il loro blasone, cio' che a Mourinho era riuscito prima al Porto e poi al Chelsea non e' paragonabile alla portata di questo scudetto interista n.17. Meritato, legittimato, conquistato dalla squadra piu' forte. E dal tecnico migliore. Ha vinto Mourinho, ha vinto l'Inter, ha vinto Moratti. Al quale e' stato addirittura il Milan a consegnare il titolo, addirittura ventiquattro ore prima che i nerazzuri scendessero in campo. Per un interista e' davvero il Massimo. Con la emme maiuscola.



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martedì 11 novembre 2008

Re lite Sconcerti - Mourinho: Sky, ti sorprende sempre


Giornalismo sportivo, nuovo, dinamico, non urlato.
Noi che siamo cresciuti con Biscardi o con le interviste possibili di Amedeo Goria ed i con commenti tecnici di Fulvio Collovati, vedere lo sport su Sky (pagato profumatamente) era ed è un piacere.
Vuoi mettere la voce ed il contagioso trasporto di Fabio Caressa con il soporifero commento del pur bravo Bruno Pizzul o le a volte parziali, ma precise disamine tecniche di Bebbe Bergomi con quelle di Sandro Mazzola?
E poi, diciamola ancora tutta, in studio con Ilaria D’Amico l’occhio si prende la sua parte rispetto magari alla visione della pur brava Stella Bruno.
Ma il sapone c’è anche per Sky, eccome.
Mario Sconcerti, trent’anni di giornalismo ad alto livello, direttore, editorialista, commentatore, amante dei numeri e delle statistiche, domenica è scivolato (col sapone di cui sopra) e ha dato, a mio parere, una immagine che poco qualifica la professione per cui è pagato anche da me, abbonato Sky.
La domenica pomeriggio deve “fare il suo mestiere”, lo hanno messo apposta per dare numeri e fare domande intelligenti, cercare di dare in là per qualche polemica, metterci del sale insomma.
Tempo addietro ha fatto “imbarcare”un paio di volte il mite Spalletti, che talvolta stava per perdere la pazienza, ma stoicamente non lo ha mai mandato “affanculo”.
Ma il buon Luciano sa come funziona in Italia, anche dopo una brutta sconfitta bisogna presentarsi in sala stampa (perché da contratto bisogna farlo, dire due cosettine semplici, girare attorno al nulla, banalità a secchiate e poi la lucina rossa si spegne e a microfoni spenti a Sconcerti e simili li mandi pure a quel paese).
Ma il buon Mario, che pensa veramente di essere bravo, con stile da inviato FOX News, ha pestato due volte piedi a quelli dell’Inter, o meglio ai tecnici dell’Inter, Baresi e Mourinho.
Dopo una vittoria dei nerazzurri, ha trovato da dire a Beppe Baresi, in diretta, che “con tutto il rispetto per Lei, ma intervistare Mourinho è un’altra cosa …” Che eleganza.
La novità, non colta dal buon Mario, che il titolare della panchina considera il suo vice assolutamente all’altezza della situazione e se si è presentato in sala stampa vuol dire che ha un suo ruolo e può anche rispondere alle semplici e solite domande di un banale assoluto che fanno quasi tutti i giornalisti dalle h. 17 in poi (anche per giorni e giorni).
Beppe Baresi glielo ha fatto notare e Sconcerti, con volto arrossato e colto in evidente ambasce, gli ha detto testuale “Baresi mi faccia fare il mio mestiere”.
Surperfluo dire che anche Baresi voleva e vuole fare il suo mestiere e se stava in sala stampa era proprio per assolvere al suo compito.
Quindi, prima novità non colta dal mondo giornalistico: anche il collaboratore dell’Allenatore può presentarsi in sala stampa, rispondere e chiarire aspetti tecnici con pieno titolo e dignità. Veda signor Mourinho, in Italia noi eravamo abituati a vedere il “secondo” ai microfoni solamente perché il titolare era squalificato o malato. In un team che si rispetti, del quale lei ne risponde a pieno titolo, aver dato spazio e risalto ad un collaboratore con il quale divide tensioni, decisioni, gioie e amarezze, qua da noi non si usa.
Invece questa sua premura, normale da altre parti, noi l’abbiamo apprezzata molto. Il buon Sconcerti, evidentemente deve parlare solo con il “Titolare”. E dire che Baresi si è presentato in sala stampa dopo una vittoria …
Ma il “titolare” di quella panchina lo ha trovato domenica, dopo la vittoria con l’Udinese.
E qui Sconcerti ha preso uno scoglio, grosso, evidente. Che fosse in conflitto di interesse, lo sapeva anche Josè, che non glielo ha mandato a dire.
“Lei è amico di Mancini”.
Il buon Josè sa che Sconcerti, alla presidenza dell’allora malata Fiorentina, chiamò il Mancio in panchina (molte cene a Roma dai tempi in cui giocava con la Lazio avevano fatto sbocciare la tenera amicizia). Ma fin qui poco da dire. Solo che il giovane e rampante Mancini, era sprovvisto di patentino, quindi era allora un abusivo. Ma Sconcerti, bene addentrato nel Palazzo, aveva avuto modo di aggirare il problema, con tanti saluti all’AIAC Nazionale e agli Allenatori in regola ( che strano, la storia somiglia quasi a quella dei giorni nostri con il Bologna, ma almeno Sinisa ha l’abilitazione . . . o no?).
Sconcerti quando “fa il suo mestiere” può anche avere le sue simpatie, Mourinho ha notato prevenzione e giustamente le ha rimarcato che le cene servono per intrattenere buoni rapporti, ma con lui non ne fa perché non ne ha bisogno.
Dei ventisei tornei ai quali ha partecipato, lui ne ha vinti tredici.
Sicuramente stiamo incominciando a capire perchè in Inghilterra lo chiamavano “special one”, perchè è un allenatore moderno dal punto di vista televisivo e che non le manda certo a dire.
L’impressione è che per il momento l’Inter non stia giocando un grande calcio e che finchè i risultati sono dalla sua parte non gli si possa fare molte critiche. Lo spogliatoio dell’Inter ha fagocitato più allenatori di qualunque altra squadra negli ultimi anni. Anche con Mancini, la situazione non è mai stata del tutto tranquilla. Adesso c’è un allenatore che a volte può apparire spocchioso ma che ha dato delle regole ed è il primo a rispettarle. Si è guadagnato la fiducia dell’ambiente, dei giocatori e, scusate se è poco, sta portando i benedetti risultati. Cosa volete ancora? Telenovelas del tipo Adriano/Mancini? Eliminazioni a raffica dalla Champions?
In Italia, eravamo abituati a Terim, Lucescu, Cuper, Lazaroni, Tabarez, Perez, Carlos Bianchi. Questo è diverso, mi sembra che non abbassi la testa per fare carriera. Sconcerti lasci perdere gli antichi amori, o li consigli a qualche altra società, guardi almeno con stimolante curiosità a chi fa il suo mestiere in maniera diversa, nuova, almeno per noi. Apprezzi almeno la novità, non sia prevenuto. Chi va per mare, navigando a vista, deve mettere in conto che lo scoglio può prenderlo, prima o poi l’ora del fesso arriva per tutti. Caro Mario, ultimamente lei ha preso due scogli, ora puntelli la prora e si pari il sedere, il mare è pieno di insidie, anche per un consumato navigatore come lei. Noi la guardiamo su Sky e sappiamo. Meglio andare avanti non crede? Anche Mancini ha scritto un pezzo di storia importante nell'Inter, ma ora c'è Mourinho, malgrado a lei non stia bene. Con affetto e simpatia.


Fiorentino Pironti, Allenatore di Base UEFA B, membro AIAC Toscana, telespettatore pagante di Sky, sportivo.

La lezione di Mourinho alle vedove di Mancini

Editoriale di Xavier Jacobelli su Mister x

Non saremo mai abbastanza grati a Josè Mourinho per la ventata di aria nuova che sta portando nel football italiano. Sia perché l’allenatore dell’Inter ha il coraggio delle sue idee sia perché i risultati gli stanno dando ragione in campionato e in Champions League, sia perché prende a calci l’insopportabile ipocrisia, l’urticante supponenza, la malcelata presunzione con la quale alcune vedove di Mancini pretendono di spiegargli come va il mondo.

E’ accaduto anche dopo la sofferta quanto fondamentale vittoria dei campioni d’Italia sulla splendida Udinese, che li aveva fatti soffrire a San Siro sino al provvidenziale gol di Cruz. Da persona intelligente qual è, Mourinho ha preso atto degli sbandamenti difensivi costati ai nerazzurri 5 gol nei due precedenti incontri (2 dalla Reggina, 2 dall’Anorthosis) e, conscio della pericolosità friulana, è tornato al 4-3-3. Josè ha fatto la mossa giusta al momento giusto e ha vinto.

Tutto il resto è fuffa. E’ fuffa chi rimpiange Mancini, dimentico di averlo attaccato sino all’ultimo giorno della sua esperienza interista o perché sodale, amico, sponsor del marchigiano che non ha bisogno di badanti per costruirsi un altro futuro. E’ fuffa chi è convinto di essere più bravo di Mourinho al punto da ritenere che le variazioni tattiche adottate contro l’Udinese non siano frutto dell’intelligenza del tecnico, ma delle critiche che gli sono state mosse. E’ fuffa chi continua a guardarsi indietro, a paragonare il presente con il passato. Addirittura, in una delle tv davanti alle quali si è presentato con educazione e intelligenza, Josè si è sentito ricordare che Moratti cacciò Simoni nonostante fosse al vertice della classifica. Ma che cosa c’entra? Ma che razza di modo di ragionare è questo? Ma perché, in questo Paese, non si parla mai di fatti concreti e si cerca di buttarla sempre in caciara? La gelosia, l’invidia, la fustrazione sono avversari rognosi anche per un totem come Mourinho che, prima di arrivare a Milano, aveva vinto 13 dei 26 trofei in cui era sceso in lizza con i club che si erano affidati a lui. Eppure, il signore portoghese ha spalle larghe e determinazione feroce per imporsi anche in Italia. Dove tutti, piaccia o no, sino alla fine dovranno fare i conti con lui e con l’Inter.
Xavier Jacobelli

mercoledì 6 febbraio 2008

Mancini, i colleghi lo sfiduciano di nuovo

Articolo di Fabio Virgnano, La Stampa

La Panchina d'oro assegnata a Prandelli per il secondo anno.
La panchina di Roberto Mancini è d’oro soltanto per Moratti e per quanti hanno a cuore le sorti dell’Inter. Non è bastato uno scudetto vinto e un secondo in dirittura d’arrivo (lasciamo perdere quello a tavolino) per farlo diventare il miglior allenatore italiano. E questa volta non potrà prendersela con i soliti giornalisti con cui ha un pessimo rapporto, perché lo perseguitano con le solite domande che lui etichetta spesso come insulse e fastidiose. A negargli il premio che ieri è stato assegnato a Coverciano, è stata una giuria composta dai suoi colleghi, che gli hanno votato la sfiducia come il Senato ha fatto con Prodi. A lasciarlo a mani vuote è stata la stessa categoria di addetti ai lavori che anni fa lo accusò di essere diventato abusivamente allenatore, ovvero di essersi presentato in serie A senza aver frequentato il corso di laurea per ottenere il patentino di prima categoria.

Mancini incassa la seconda sconfitta consecutiva. Mentre Claudio Prandelli (voto personale proprio a Mancini) porta a casa la seconda vittoria consecutiva. Forse uno che allena una squadra composta soltanto da stranieri è da ritenersi fuori concorso a prescindere. O forse, pensano ancora i colleghi, è facile vincere gli scudetti quando hai un gruppo di campioni come quelli che Moratti gli ha affidato. Da seminare, da costruire c’è poco. Al massimo si possono fare dei danni e Mancini a volte c’è pure riuscito. Certamente ci ha messo più di suo il bravo e umile Prandelli, che nella scorsa stagione non ha vinto la Champions League e neppure lo scudetto, ma ha portato la Fiorentina in Coppa Uefa senza avere una squadra di fenomeni.

Non risulta che ieri sera Mancini, di ritorno da Firenze, sia stato visto in lacrime all’autogrill di Cantagallo mentre si sfamava a Coca, rustichella e tiramisù, il suo dolce preferito. Il Mancio è superiore, non è tipo che perde il sonno per una «panchina d’oro» negata. E poi alle sconfitte personali pare abituato negli ultimi tempi. Tanto per citare un altro affronto, agli Oscar del calcio assegnati dall’associazione calciatori il mese scorso, Mancini non era stato neppure inserito nelle nomination dei migliori tecnici. Quella volta votavano i calciatori, ovvero altri addetti ai lavori. Che ci sia in atto una congiura? Pensiamo positivo, sono piccoli incidenti di percorso che non lasciano traccia. Salamelecchi manciniani a Prandelli: «Sono contento per lui, è un grande allenatore e lo sta dimostrando da anni. Un premio meritato». Prandelli, che ha dedicato il premio a Salvatore Garritano in lotta contro una grave malattia, anche in questa occasione non ha tenuto nulla per sé: «Porterò questo riconoscimento negli spogliatoi e dirò ai giocatori: è vostro».

Mancini vincerà lo scudetto e il prossimo anno ritenterà. Nell’élite degli allenatori che contano c’è da tempo, non è necessario che riconoscano i suoi meriti con dei soprammobili da mettere nel salotto di casa. E poi a volte i premi non portano fortuna. Gigi Simoni venne cacciato dall’Inter proprio nel giorno in cui gli consegnavano il Seminatore d’oro, il più importante riconoscimento che si possa attribuire a un tecnico. E a informarlo del licenziamento furono i giornalisti che batterono in volata il tentennante Moratti. Mancini non rischia l’esonero. Ibra, Cruz, Cambiasso, sono dei bei puntelli per il presente e anche per il futuro. Futuro che appartiene a Giampiero Gasperini, allenatore del Genoa, cui hanno consegnato la «panchina d’argento». Un tecnico che si sta facendo largo in una realtà difficile come quella genoana. Poco manciniano e molto prandelliano.

lunedì 28 gennaio 2008

Giocare ad ogni costo?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo invitando i nostri amici a lasciare un post di commento.
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Sabato 12 gennaio 2008 ore 15.00 - M.S. Biagio - Campo comunale Campionato Juniores Provinciale - Girone C - Latina MONTE SAN BIAGIO - PGS DON BOSCO GAETA 2 - 0
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Sabato pomeriggio nell'incontro esterno di campionato tra la Juniores della PGS Don Bosco Gaeta (seconda in classifica) e la capoclassifica Monte San Biagio, ad inizio partita, in un normale intervento in area, il centrale di difesa della squadra ospite (PGS Don Bosco Gaeta) A. N. nel ricadere a terra si è fratturato perone e tibia della gamba destra, con interessamento dei legamenti. Subito soccorso è stato prontamente portato in ambulanza con il 118 all'Ospedale Civile di Terracina dove immediatamente gli è stata riscontrata la seria entità dell'infortunio e i sanitari sono intervenuti per ricomporre l'arto. Verso sera lo sfortunato atleta della PGS Don Bosco Gaeta è stato trasferito all'Ospedale Civile di Formia dove è attualmente ricoverato in attesa dell'intervento operatorio che molto probabilmente avverrà in settimana. A tale infortunio, pur maturato in circostanze normali di gioco, riteniamo abbia contribuito la condizione del terreno di gioco oltre i limiti della praticabilità (ne è testimonianza il successivo rinvio per impraticabilità di campo dell’incontro di Terza Categoria che vedeva impegnata la squadra del Vindicio di Formia). Condizioni pessime con tempo pessimo che avrebbero consigliato un rinvio necessario per salvaguardare la salute dei ragazzi in campo. L’arbitro dell’incontro ha ritenuto di operare diversamente facendo comunque disputare la gara e non ritenendo nemmeno di doverla sospendere dopo il gravissimo infortunio del giocatore Nardone, le cui condizioni erano visibilissime da parte dei ragazzi in campo e le cui urla di dolore hanno non poco straziato tutti i presenti, spettatori compresi. Riteniamo che in contesti così unici e particolari il buon senso dovrebbe portare l’arbitro a fare considerazioni più umane che da manuale tecnico, tenuto conto che in campo non ci sono atleti adulti e di consumata esperienza, ma giovani la cui età varia per la maggioranza di loro dai 17 ai 18 anni. Non conosciamo se in casi analoghi altri arbitri di calcio hanno ritenuto opportuno rinviare le gare, di certo nell’occasione non c’erano più le condizioni di serenità per consentire di proseguire una gara tra l’altro da poco iniziata su un campo, ripetiamo, assolutamente inidoneo. In situazioni analoghe e in altri sport come la pallavolo si è agito diversamente: nella passata stagione un caso simile squarciò il silenzio del Palamarina di Gaeta. Un infortunio altrettanto grave mise fuorigioco Elio Trabona, giovane e promettente schiacciatore del Serapo Volley Gaeta. Non pioveva e si giocava all’interno del palazzetto di Via Marina, eppure, con la pronta disponibilità manifestata dalla squadra avversaria, gli arbitri assunsero una decisione giusta: sospendere la partita perché non era più tale. Ed è quello che avrebbero potuto e dovuto fare sia il direttore di gara sia i padroni di casa in occasione dell'infortunio di Agostino. Mi chiedo e Vi chiedo se è opportuno che in occasione di gare di campionati giovanili la FIGC in presenza di situazioni così serie possa dare direttive precise agli arbitri e avere in maggiore considerazione l'aspetto umano rispetto alla necessità di portare a compimento una gara che tale non è più. Grazie per l'attenzione e complimenti per la Vs. pregevole attività di informazione.
Antonino Arena
Responsabile settore giovanile PGS Don Bosco Gaeta

martedì 4 dicembre 2007

Ma quale "terzo tempo"

Per il rugby è tutt'altra cosa...
Articolo pubblicato da Tg.com a firma di Andrea Saronni

Già la gente del rugby, giustamente orgogliosa e gelosa della propria cultura (anzi, della propria filosofia), non ama gli scimmiottamenti della palla rotonda. Se poi agli scimmiottamenti devono sovrapporsi le castronerie, il rischio di arrabbiarsi diventa grande. Persino la Lega Calcio, nello sdoganare l'iniziativa presa autonomamente dalla Fiorentina, è arrivata a definire "terzo tempo" la prassi del saluto all'uscita del campo tra vinti e vincitori, da tempo immemore praticata nel rugby al pari di tanti altri gesti e comportamenti che disegnano il profilo di uno sport tanto rude quanto leale.
Peccato solo che il terzo tempo rugbistico sia tutt'altra cosa, ovvero l'incontro conviviale tra i protagonisti del match fuori dal campo, vissuto a base di birra, alcolici e qualche leccornia non proprio degna delle diete d'atleta. Per cui, fino a che siamo in tempo, per favore, piantiamola di chiamarlo terzo tempo: chiamamolo corridoio, applauso, baci & abbracci (a Vieri piacerebbe), ma si eviti di imitare, e male, qualcosa di totalmente diverso.
Ps: un terzo tempo vero dei calciatori esiste, almeno dalle parti di Milano: presentatevi alla discoteca Hollywood, oppure al Tocqueville. Lì c'è sempre, anche con giocatori di più squadre.

Mancini: "Terzo tempo non può essere obbligatorio

Articolo pubblicato su "La Stampa" il 04.12.2007
L'allenatore dell'Inter: «Bel gesto, ma solo se spontaneo»

Roberto Mancini plaude all’iniziativa del fair play anche se si dice contrario all’obbligo di questo gesto alla fine di ogni gara. «Il terzo tempo è un bel gesto, però secondo me non dovrebbe essere imposto, ma dovrebbe essere spontaneo» ha detto il tecnico dell’Inter alla vigilia del match contro la Lazio. «Magari uno -ha spiegato Mancini- a fine gara potrebbe essere nervoso perchè ha perso e potrebbe farlo contro voglia».
Il tecnico interista, poi, non si fida della Lazio, prossima avversaria dei campioni d’Italia nel recupero in programma domani. «È una squadra pericolosa soprattutto in trasferta -ha detto Mancini-. Non dobbiamo concedere spazio, la loro classifica è bugiarda per colpa della Champions». Mancini ha anche commentato le voci di una possibile cessione in prestito di Adriano: «Non so nulla, non sono stato informato, bisogna capire come sta e poi si valuterà la cosa» ha concluso il tecnico interista.

lunedì 3 dicembre 2007

Presidente rugby: "mischino i tifosi"


'Ma il 'terzo tempo' e' un'altra cosa', dice Giancarlo Dondi
'Premesso che il '3° tempo' e' un'altra cosa, ovvero il banchetto fra le due squadre, l'iniziativa della Lega Calcio e' da elogiare'. Lo ha detto il presidente della Fir, Giancarlo Dondi. 'La cosa principale che devono prendere da noi e' l'accettazione della sconfitta. Cosi' si torna a considerare lo sport per quello che realmente e''. E poi un'altra cosa: 'Dovrebbero anche loro mischiare i tifosi, metterli tutti insieme, e non dividerli con steccati o ingabbiarli'.

Il "terzo tempo" su tutti i campi

Da "La Gazzetta dello Sport" del 03.12.2007

Dopo la pausa per le festività di fine anno, la cerimonia conclusiva delle partite di calcio diventerà una consuetudine in tutti gli stadi. Matarrese: "Abbiamo molto apprezzato l'iniziativa della Fiorentina con l'Inter"

Alla ripresa del campionato dopo la pausa per le festività di fine anno, la cerimonia conclusiva delle partite di calcio dei campionati di serie A e B, il cosiddetto "terzo tempo", anche se la definizione è impropria perché nel rugby indica l'incontro conviviale post-partita, diventerà una consuetudine su tutti i campi dei campionati italiani. Lo ha deciso il Consiglio di Lega che predisporrà per la prossima riunione, già convocata per il 13 dicembre prossimo, un cerimoniale in questo senso per sottoporlo all'approvazione delle società. Il presidente Antonio Matarrese: "Abbiamo molto apprezzato l'iniziativa messa in atto ieri dalla Fiorentina nella gara contro l'Inter"
Già in passato - è stato fatto notare dal segretario generale della Lega, Marco Brunelli - i club avevano discusso dell'opportunità di adottare una qualche forma di cerimonia di chiusura delle gare e, in qualche occasione, si erano anche sperimentate delle iniziative. Era accaduto che si sperimentassero delle forme di fair play nel campionato Primavera, nei preliminari di coppa Italia e quest'anno nella giornata del fair play. Si era trattato di un saluto dei 22 giocatori richiamati nel cerchio di centrocampo dalla terna arbitrale, "un'iniziativa peraltro sfuggita alla maggior parte degli osservatori e degli spettatori e ritenuta dalle società troppo macchinosa". "Per quanto riguarda il cerimoniale che si è visto ieri a Firenze, questo era stato scartato perché patrimonio di un altro sport, il rugby - ha spiegato Brunelli - mentre per il calcio si cercava qualcosa di peculiare". Dopo la commovente e magnifica manifestazione di ieri a Firenze, però il mondo del calcio ha rotto gli indugi. Il calcio italiano avrà quindi una cerimonia di sportività e fair play che dovrebbe contribuire a svelenire il clima delle partite di calcio. Se ne studieranno le modalità - anche se tutto lascia pensare che si tratterà di un qualcosa di molto simile a quello che si è fatto ieri a Firenze - e si applicheranno il prima possibile. Quasi sicuramente alla ripresa del campionato dopo la pausa.

sabato 1 dicembre 2007

Lettera ai miei Pulcini che hanno vinto 40 a zero

Lettera ai miei Pulcini che hanno vinto 40 a zero
Lettera pubblicata dall'Allenatore dell'Inter Giuliano Rusca sul suo Blog
Autore: Giuliano Rusca
Cari ragazzi, so che le polemiche non erano per fortuna rivolte a voi, ma so benissimo che non riuscite a capire perché qualcuno vi accusi di aver vinto facendo troppi goal. E avete bisogno di spiegazioni, di certezze. Qualcuno vi deve pur spiegare perché siete stati accusati di aver fatto troppi goal. Avete vinto una partita per 40 a zero e invece dei complimenti sono arrivate le critiche, aspre critiche. Questo è un fatto Difficile da capire per un bambino che entra in campo desideroso solo di vincere e di fare più goal possibili, di giocare a calcio nel modo migliore come gli hanno sempre insegnato.
Gli adulti (giornalisti, opinionisti, genitori, allenatori) hanno perso ancora una volta una splendida occasione per tacere, per lasciare il gioco tutto nelle vostre mani: avete giocato bene, avete rispettato le regole, siete stati corretti in campo e con i vostri avversari. Il mondo sporco delle polemiche del calcio doveva rimanere fuori dal vostro gioco, doveva rispettare di più sia voi che avete vinto, sia i vostri piccoli avversari che hanno perso. Avevano una bellissima carta da giocare: il silenzio. Voi siete dei bambini, entrate in campo per giocare fino all’ultimo minuto, restare in campo a palleggiare umiliando i vostri avversari perché ritenuti non all’altezza del vostro gioco è qualcosa di estraneo al vostro mondo di bambini che vogliono giocare, giocare, sempre e solo giocare. Nessuno ha pensato che andavate protetti… tutti. Che tutto questo clamore non doveva sfiorarvi . Si sono dimenticati di voi, si sono dimenticati che anche voi siete dei bambini, esattamente come i vostri piccoli avversari che hanno perso. Non dei campioni o dei super-bambini, semplicemente dei bambini che hanno giocato una splendida partita.
Per questo motivo io vi dico bravi, ancora una volta bravi. Avete giocato bene, vi siete impegnati ed avete vinto. Non ho niente da rimproverare né a me né a voi. Finché entrerete in campo rispettando le regole del gioco, rispettando i vostri avversari, tenendo un comportamento corretto sul campo, non dovete temere di essere rimproverati, non dovete temere che il vostro allenatore vi dica di non segnare più goal. Per questo, coraggio! Andate avanti così, non lasciatevi intimidire dalla critiche, anche questo potrà aiutarvi a diventare se non dei futuri campioni almeno futuri uomini sicuri di sé e dei propri valori.
Avete vinto in modo corretto: nessuno deve infangare o sminuire la vostra netta vittoria.
E i vostri piccoli avversari? Anche loro sono stati vittime di tutto questo inutile chiasso. Hanno perso giocando contro di voi ma non si sono arresi, anche loro hanno giocato fino alla fine. Certo non sono stati contenti di aver perso, quale bambino lo sarebbe? Ma sono sicuro che finita la partita pensavano solamente alla prossima: pronti per una rivincita con un’altra squadra. Invece qualcuno ha voluto trasformarli in piccole vittime. Per questo chiedo scusa a voi e a loro a nome di tutti quelli che hanno parlato a sproposito, infangando il vostro gioco pulito e pieno di entusiasmo.
Voi bambini siete la cosa più bella e più pulita del calcio, il vero motivo per il quale non mi arrendo e continuo ad amare questo sport meraviglioso.

mercoledì 28 novembre 2007

Inter vs Pergocrema 40 a 0. Re: "Colpiti da improvviso interesse"

Commento assieme a voi sull'argomento in questione postando ciò che scrissi a suo tempo al direttore del Nuovo Calcio.

Buongiorno direttore,
mi chiamo Fabio Lepri, sono un tecnico della scuola calcio Bologna FC 1909 e, come addetto ai lavori, rispondo al “dite la vostra” da lei lanciato nell’articolo relativo allo 0-40 di Pergocrema – Inter letto sul Nuovo Calcio di novembre.
Lasciando da parte l’uso più o meno appropriato che della notizia ne è stato fatto (c’è una stampa nazionale che informa in Italia?...), come addetti ai lavori dobbiamo comunque sottolineare l’accaduto; che il campionato in questione sia insensato ritengo sia un problema secondario nell’analisi della notizia anche se non meno importante. Prima di affrontare il tema regolamenti ritengo che si debba denunciare l’episodio e non mi riferisco all’infelice titolo apparso sul sito dell’Inter, quanto al fatto che tale mossa sbagliata sia stata fatta da chi offre spazio e dedica risorse al mondo giovanile e proprio per questo il tutto non mi risulta molto chiaro.
D’accordo, entriamo nel merito!
Ha fatto male un tecnico preparato come Giuliano Rusca a lasciar giocare i suoi bambini con compagini distanti anni luce dalla sua? Si!
Dato che l’Inter avendo creato un sistema di scuole calcio a quell’età può schierare evidentemente un’elite.
Ha senso che le grandi squadre giochino in gironi differenti e non si confrontino tra loro in partite vere? No, non ha senso, non andava fatto, ma spetta in primo a noi addetti ai lavori far si che ciò non si verifichi e sempre a noi spetta il compito di individuare delle soluzioni adeguate al “problema” (mi risulta che altri grandi club in Europa organizzino dei campionati interni proprio per ovviare a ciò).
Ma la sua domanda aveva una premessa più importante che richiama il fatto che si sta parlando di bambini iperselezionati.
Rispondo quindi alla sua domanda con una contro domanda: è giusto “iperselezionare” a quest’età?
E’ il caso che un istruttore si debba inventare degli artifizi per complicare la vita ai propri giocatori in modo che il risultato non leda la sensibilità degli adulti che assistono alla partita o ne vengono a conoscenza?
Visto che l’errore è a monte, la domanda non è molto pertinente, ma rispondo comunque che fa parte del nostro ruolo prodigarsi affinché una partita non finisca 40, 30, 20, 10 a 0. Non tanto per la sensibilità dei genitori quanto piuttosto per quella dei bambini i quali, è vero, sanno benissimo chi è più o meno bravo, e sono assolutamente in grado di discernere, ma è altrettanto vero che, se lasciati decidere da soli, organizzerebbero delle sfide equilibrate per il gusto del loro giocare. Nelle eterne sfide a pallone con gli amici di infanzia, quando le squadre le facevano i più forti su consenso di tutti, dopo il rituale della “conta” se durante la partita il divario era eccessivo, si correva ai ripari proprio per il piacere che la sfida potesse essere vera sfida, vera partita.
E’ importante informare in merito all’attività del settore giovanile, con le dovute attenzioni, o è meglio negare la realtà e i risultati delle partite?
Informiamo, denunciamo, cerchiamo di fare in modo, nel limite del possibile, che le disparità, che chiaramente esisteranno sempre, vengano vissute in modo sereno da tutti. Facciamo cultura sportiva!

Una società professionistica con allenatori e dirigenti preparati e competenti ha fatto degli errori deprecabili.
Non ha messo i propri bimbi nelle condizioni di confrontarsi con pari livello (carta dei diritti del bambino).
A quanto pare non sono stati neppure in grado di ovviare alla situazione concordando con i colleghi del Pergocrema una diversa modalità di svolgimento della partita.
Il Pergocrema poteva giocare con qualche bimbo in più?
Potevano mischiare le formazioni?
Il dirigente arbitro poteva creare, inventare le condizioni affinché anche i bimbi del Pergocrema potessero fare gol?
Il risultato ci dice chiaramente che non è stato provato, inventato, creato nulla di tutto ciò.
In questi casi il regolamento non serve a nulla, spetta a noi adulti avere coscienza, consapevolezza e capacità di gestire una situazione poco educativa.
Se è vero, come ho appreso da vari siti, che il “terzo tempo” è finito a reti inviolate, abbiamo anche la prova che qualche cosa si poteva e doveva fare!!!
Non era neppure la prima partita di campionato per i pulcini regionali dell’Inter che infatti avevano già giocato altre gare finite con punteggi ugualmente poco “educativi”.
Credo sia d’accordo con me nel dire che spetta a noi allenatori prendersi la responsabilità della gestione di tali situazioni. I tecnici dell’Inter non l’hanno fatto e anche il signor Samaden, se le frasi riportate su vari siti di famosi quotidiani sportivi e non, sono veritiere, non è stato affatto credibile nel prendere le difese dei propri tecnici dalle critiche piovute.
Non è mia intenzione infierire sui tecnici dell’Inter, tuttavia penso sia giusto sottolineare l’accaduto e dargli un certo risalto proprio perché un cattivo esempio viene dall’”alto”.

Gli addetti ai lavori sanno benissimo che molto frequentemente si verificano episodi e situazioni ancora più gravi di questo.
Perché succedono tali fatti?
Perché il calcio giovanile non naviga in buone acque?
Perché in provincia di Pesaro Urbino sono costretti a fermare un campionato provinciale giovanissimi per mancanza di arbitri?
Lasciando da parte la retorica, evitando di fare paragoni con i mali che affliggono la nostra società e senza scomodare i signori del settore giovanile scolastico, prendiamoci semplicemente la responsabilità dell’importante ruolo che ricopriamo: l’allenatore.
Nel settore giovanile e nella scuola calcio in particolare tale ruolo ha una rilevanza tale da meritare una particolare attenzione in primis dagli allenatori stessi.
Uno degli strumenti che ogni allenatore deve conoscere ed avere con sé è sicuramente il comunicato ufficiale n°1. Una elevata percentuale di tecnici non ne conosce i contenuti ed un’altrettanto elevato numero non ne conosce l’esistenza, poco male a parere mio; non crede anche lei che un comunicato che regoli in maniera così capillare e rigorosa l’attività a 360° di tutte le categorie, sia la prova di quanta poca cultura sportiva ci sia nel nostro paese?
Facciamo un esempio per capire meglio.
In Svezia non sono previste penali, provvedimenti e quindi regolamenti per un parlamentare che non si presenti ad una seduta in parlamento. Questo perché nella cultura politica svedese l’importanza di presenziare la seduta parlamentare passa in secondo piano solo a gravi e giustificati motivi che, proprio perché gravi e giustificati, non necessitano di regolamentazione, ma solo del buon senso di tutti.
In Italia…
Il comunicato ufficiale n° 1 è il termometro della nostra cultura sportiva.
Il campionato esordienti Fair Play è stato il primo passo verso la certificazione della nostra ignoranza in materia.
Siccome molti allenatori nelle gare della categoria esordienti non facevano prendere parte alla partita tutti gli effettivi, rilevata tale situazione si è pensato di creare una regola che imponesse il Fair Play al fine di ovviare alla deficienza rilevata.
E’ un po’ come quando, afflitti da emicrania prendiamo un analgesico che ci permette di alleviare il mal di testa. Abbiamo risolto momentaneamente il problema, ma non siamo andati alla radice, anzi abbiamo soffocato e nascosto il male fino alla prossima manifestazione. Ciò ci indurrà a prestare un’attenzione diversa al problema, quindi andremo dal medico che ci prescriverà nella migliore delle ipotesi una serie di indagini diagnostiche. Scopriremo così ad esempio che l’emicrania è dovuta ad una eccessiva tensione dei muscoli del tratto cervicale.
Il medico ora prescriverà delle terapie per allentare tale tensione, il dolore effettivamente diminuirà e scomparirà tranne ripresentarsi dopo qualche mese più o meno con gli stessi sintomi a seconda dei casi.
Cosa succede ora?
Vari scenari:
o Il signor Bianchi darà la colpa al medico curante ed al terapista incolpandoli di non essere stati in grado di curarlo. In seguito a ciò inizierà a consultare una serie di medici, professionisti, maghi e stregoni che possano liberarlo da questo dolore.
o Il signor Bianchi, sempre più “depresso” comincerà a pensare di dover convivere con questo dolore per il resto della sua vita e incurvando collo e spalle si piegherà inerte alla cattiva sorte.
o Il signor Bianchi tornerà dal medico curante che dopo avere attentamente valutato il tutto, certo della propria diagnosi e sorpreso che la cura non abbia dato gli effetti desiderati, consiglierà al malcapitato Bianchi di provare a cambiare lavoro in quanto fare l’imbianchino (pittore edile) per il suo collo e le sue spalle è troppo pesante.
o Il signor Bianchi comincerà a conoscere meglio il proprio dolore, che si presenta quando è troppo sotto pressione, quando lavora troppo e se non prende le adeguate precauzioni (materiali, tecnica e metodo di lavoro). Consapevole di ciò comincerà a prendersi la responsabilità del proprio dolore, modificherà non senza disagio le proprie abitudini di vita, si farà aiutare dal terapista che comunque l’aveva portato a stare meglio e lentamente quel dolore si attenuerà fino a scomparire. Il signor Bianchi d’ora in poi troverà anche il tempo per dedicarsi un meritato riposo e la domenica con la famiglia correrà allo stadio ad incitare la propria squadra e si accorgerà che questo allevierà ulteriormente le proprie tensioni.

Grazie per la cortese attenzione.
Distinti saluti.

Fabio Lepri