domenica 8 marzo 2009

Nr. 20 cambi a febbario 2009


Gubbio, via Beoni. Simoni nuovo D.T. | 26.02.2009 - All. Lega Pro - 2^ Divisione Gir. B
Chiancone nuovo tecnico dell'Andria | 26.02.2009 - All. Lega Pro - 2^ Divisione Gir. C
Korkmaz nuovo allenatore del Galatasaray | 26.02.2009 - All. Superlig (TUR)
Serena torna a Venezia | 26.02.2009 - All. Lega Pro - 1^ Divisione Gir. A
Arezzo, fuori Cari e dentro Ugolotti | 26.02.2009 - All. Lega Pro - 1^ Divisione Gir. B
Padova, esonerato Tesser, torna Sabatini | 22.02.2009 - All. Lega Pro - 1^ Divisione Gir. A
Pagliari torna al Perugia| 21.02.2009 - All. Lega Pro - 1^ Divisione Gir. B
Pierini al Vigor Lamezia | 21.02.2009 - All. Lega Pro - 2^ Divisione Gir. C
Storgato nuovo tecnico del Pizzighettone | 21.02.2009 - All. Lega Pro - 2^ Divisione Gir. A
Como, esonerato Cotta, Di Chiara nuovo tecnico | 18.02.2009 - All. Lega Pro - 2^ Divisione Gir. A
Manfredonia, esonerato D'Arrigo. Mancano nuovo tecnico | 18.02.2009 - All. Lega Pro - 2^ Divisione Gir. C
Torricelli nuovo allenatore della Pistoiese | 18.02.2009 - All. Lega Pro - 1^ Divisione Gir. B (ITA)
Grosseto, Rossi nuovo allenatore | 18.02.2009 - All. Serie B (ITA)
Chelsea, esonerato Scolari | 09.02.2009 - All. Premier League (ING)
Portsmouth, licenziato Adams | 09.02.2009 - All. Premier League (ING)
Mantova, Mario Somma nuovo tecnico | 09.02.2009 - All. Serie B (ITA)
Bastia, Padovani nuovo allenatore | 05.02.2009 - All. Ligue 2 (FRA)
Beauvais, esonerato Velud | 05.02.2009 - All. Ligue 2 (FRA)
Le Mans, Jeandupeux in panchina | 05.02.2009 - All. Ligue 1 (FRA)

sabato 14 febbraio 2009

Il ricordo di Giacomo Bulgarelli, icona di un calcio pulito ed educato


Articolo pubblicato da Tiscali Sport a cura di Ignazio Dessì

Rappresentava un calcio che probabilmente non c’è più. Con Giacomo Bulgarelli se n’è andato un altro pezzo di storia del pallone italiano e la sensazione è un po’ la stessa di quando morì Giacinto Facchetti: la sensazione di aver perso qualcosa di prezioso, pulito, amabile. Grandi calciatori, soprattutto gentleman. Protagonisti di uno sport in bianco e nero che lasciava spazio al sentimento più che al business. Se n’è andato "l’onorevole Giacomino", bandiera del Bologna e della Nazionale che trionfò agli Europei del ’68, e con lui, una parte della gioventù di tanti appassionati del pallone, come hanno scritto molti tifosi, di ogni colore, nei blog. Persone che, in protagonisti positivi come l'ex bandiera del Bologna, vedevano l'icona di un calcio "pulito ed educato". Quando muore qualcuno si tende sempre ad enfatizzare i suoi pregi, ma in questo caso – come fa notare uno che l’ha conosciuto da vicino come Giancarlo De Sisti – “le parole di rimpianto e ammirazione non sono sicuramente sprecate”.

“E' stato un modello di riferimento – confessa Picchio – e un amico. Era poco più grande di me e ricordo che cercavo di ispirami a lui. Ha giocato magnificamente, sia in Italia che in Europa. Era intelligente, pratico, bello da vedere e, per me ed altri giovani centrocampisti di quel periodo, cercare di arrivare a lui e imitarlo era quanto di meglio ci potesse essere. Dal punto di vista umano era adorabile, divertente, scherzoso. Quando arrivava la vigilia di una partita tra Fiorentina e Bologna non vedevo l’ora di scendere in campo. Per me era l’occasione per incontrare Giacomo Bulgarelli. La maledetta malattia che lo aveva colpito è stata lunga e, sinceramente, non mi aspettavo che le cose precipitassero in questo modo. Avevo seguito la sua vicenda e mi informavo continuamente attraverso amici comuni. Ultimamente avevo paura di telefonargli, non volevo creargli ansie. Ci mancherà tanto”.

E’ una tristezza particolare anche quella che ha avvolto Bruno Pizzul nell’apprendere la notizia della morte dell’”amico” con cui aveva condiviso esperienze professionali e umane. “Si sapeva che non stava bene – dice il decano dei giornalisti sportivi – ma si sperava che recuperasse. Ricordo una persona stimabile, a cui mi legava una amicizia profonda, innamorata delle cose semplici della vita. Cose vere, come una buona mangiata o una bella chiacchierata. Un uomo dai valori genuini, attaccato alla famiglia e agli amici. Tanto che durante le nostre trasferte per le telecronache in Giappone e Corea, girava continuamente per i mercatini per cercare un kimono da acquistare, un regalino da portare a chi gli era caro. Dal punto di vista sportivo, aveva una capacità di tenere il campo incredibile. Era un centrocampista d’ordine, con una visione di gioco altissima, espressione di quel “calcio e salame”, come si diceva a quei tempi, semplice, pieno di sentimento, non contaminato da altri interessi. Lui si espresse in un momento in cui in Italia brillavano altri centrocampisti dall’enorme talento (Rivera, Mazzola, De Sisti e altri), eppure fuori dal campo non ebbe mai rivali, tantomeno nemici: era davvero amico di tutti e tutti gli volevano bene”.

Come gliene voleva Sandro Mazzola, un altro dei più grandi calciatori di quell’epoca d’oro, emblema dell’Inter e protagonista della selezione azzurra. “E’ stato uno dei centrocampisti tra i più completi del nostro calcio - ricorda l'ex fantasista nerazzurro - Sapeva impostare il gioco, difendere ed anche fare gol, quando si presentava l’occasione. Come uomo lo ricordo con grande rimpianto. Abbiamo passato insieme tanti momenti in ritiro, ed era un compagnone eccezionale: sempre pronto alla battuta, propenso al sorriso e agli scherzi tra amici. Sapeva tuttavia ridiventare serio al momento opportuno. Sicuramente incarnava la figura di un personaggio pieno di buoni valori. Io non credo che sia proprio giusto dire che apparteneva a un calcio che non c’è più, perché anche il calcio odierno trova la forza di essere degno e va avanti. Ma Giacomo era certamente uno che riportava alla mente i migliori valori di questo sport”.

giovedì 29 gennaio 2009

L'effetto boomerang dei presidenti italiani


Autore: Jvan Sica - Fonte: Letteraturasportiva

I presidenti delle nostre serie professionistiche hanno escogitato uno stratagemma psico-economico di grande finezza: l’esonero boomerang. La strategia è molto semplice. Al punto 1 la squadra del presidente naviga in cattive acque perché non ha giocatori all’altezza della serie che occupa, ha ruoli totalmente scoperti su cui le squadre avversarie puntano per vincere le partite, ha tifosi molto esigenti che chiedono risultati e se ne fregano altamente di un’eventuale programmazione di medio termine (il che vuole dire anche cinque anni) che potrebbe avere come condizione prima la discesa di una categoria (soprattutto per le squadre di B, scendere in Lega Pro fa sì che si risistemino i bilanci, puntando su giocatori con stipendi più bassi) e ha un buon giro d’affari tra sponsorizzazioni e marchi affiliati. A questo punto il presidente esonera l’allenatore che ha cominciato la stagione e ne prende un altro, pagandolo molto meno del precedente. In questo modo calma la piazza che ha l’illusione che cambiando il manico i brocchi disseminati per il campo diventano finalmente puledri e le partite si possono vincere, la società ha una flusso d’immagine raddoppiato sui media, che nei periodi morti (soprattutto quando non ci sono le Coppe europee e sfide d’alta classifica la domenica, cioè non giocano contro Milan, Inter e Juventus) tendono a dare grosso spazio alle squadre minori che fanno operazioni di questo tipo, mette in sicurezza la sua leadership nei confronti della dirigenza in quanto il cambio di panchina è l’unica panacea che tutti vogliono e non compra nessun giocatore valido per mettere a posto squadre scombussolate. Ma il processo non termina qui.
Al punto 2 la squadra continua ad essere in evidente difficoltà contro tutti gli avversari, la situazione nello spogliatoio è peggiorata perché un nuovo allenatore prima di tutto cerca, anche per non farsi imputare l’immobilismo tattico e di vedute, di cambiare modulo e uomini, scontentando quelli che titolari dall’estate si legano indissolubilmente al vecchio tecnico e remano contro il nuovo, mettendo in evidente difficoltà i nuovi che, ancora ingolfati per il troppo giocare improvviso dopo giornate e giornate in panchina, giocano male e non hanno la stessa armonia con quelli che del vecchio gruppo sono rimasti. La piazza stavolta inizia a puntare il dito contro la pochezza della squadra ed è a questo punto che il presidente dà il via all’effetto boomerang: ritorna il vecchio allenatore, con nuovo ritorno d’immagine che premia gli sponsor a cui poter chiedere le stesse cifre anche nella serie inferiore, la piazza è finalmente sedata perché è legata al tecnico magari della salvezza o della promozione, il ritorno economico è certo, in quanto un allenatore pagato (poco) in più costa molto meno di un difensore centrale, un uomo di fascia e un centravanti da acquistare e mettere sotto contratto per svariati anni con l’acqua alla gola a gennaio. Solo così il presidente, con la scusa della stagione nata male e continuata peggio, in cui ha cercato in tutti i modi di porre rimedio non riuscendoci, può mettere in moto senza grandi rumors della piazza e della dirigenza il progetto a medio termine che aveva in testa ad inizio anno.

lunedì 26 gennaio 2009

Usa, allenatore di basket licenziato perché vince 100-0 e non si scusa


Articolo pubblicato da "Il Messaggero".

Un allenatore di basket femminile di una scuola secondaria, Micah Grimes, è stato licenziato per non aver porto le sue scuse agli avversari dopo una pesante vittoria. Grimes, in una lettera al Dallas morning news, ha dichiarato che non si sarebbe mai scusato «per una vittoria ampia, visto che le mie ragazze hanno giocato con onore e integrità», qualità che hanno portato ad una vittoria per 100-0 del team della Covenant School contro la squadra della Dallas Academy.
La troppa foga agonistica non è piaciuta però al responsabile della Covenant school, Todd Doshier, che ha licenziato l'allenatore Grimes e si è scusato con gli avversari in un comunicato. «È vergognoso che questo sia successo. Questo, chiaramente, non riflette l'atteggiamento cristiano e onorevole di una competizione» si legge nel documento inviato alla Dallas Academy, la cui squadra non vince una partita da quattro anni.
Secondo alcuni spettatori, il pubblico incitava le ragazze a raggiungere quota cento punti, tra le urla provenienti tra panchina e tribuna. L'allenatore Grimes, accusato di aver perso il controllo della partita, ha dichiarato alla stampa locale: «Non sono d'accordo che le ragazze di Covenant school debbano sentirsi imbarazzate. Abbiamo giocato questa partita come si doveva giocare».

sabato 24 gennaio 2009

«Anch’io, calciatore dilettante, ho la Sla»


Articolo pubblicato da "Il Messaggero Veneto" a firma di Luana De Francisco

Si trova nelle stesse condizioni di Borgonovo dopo 25 anni di carriera nelle categorie locali. Non può parlare, ma “grida” contro l’indifferenza tramite un pc che legge il movimento oculare. «Spiace che se ne parli solo se sono coinvolte persone conosciute»

«Mi chiamo Stefano Marangone, ho 42 anni, abito a Rivignano e dopo avere giocato a calcio per 25 anni tra giovanili e prime squadre, dal 2002 sono malato di Sla. Proprio come Borgonovo». Poche parole, inviate via email, ma così diromperti da inchiodarti alla sedia.
Perchè la sua lettera, inviata la sera di domenica al blog dell’Udinese e approfondita poi, ieri, attraverso uno scambio di email con la nostra redazione, suona quasi come “il grido di vendetta” di un ex sportivo deciso a rivendicare la stessa attenzione di chi, più bravo o semplicemente più fortunato di lui nell’attività agonistica, oggi si trova invece a soffrire la sua stessa condizione di persona malata condannata alla paralisi.
«Vorrei dare risalto – aveva scritto al blog della società bianconera – al fatto che sicuramente ci sono diversi calciatori dilettanti friulani come me malati di Sla, che probabilmente non sono conteggiati nel novero dei calciatori che raggiunge un’incidenza sei volte maggiore rispetto a quella di chi non è stato professionista». Eppure, campioni o no, la sostanza non cambia: stessa parabola, stesso crudele destino, stessa maledetta impotenza di fronte a una malattia che toglie forza e nervo a quegli stessi muscoli che un tempo erano stati il loro vanto.
Sposato senza figli con Paola, per relazionarsi con il mondo Stefano è costretto a servirsi di un comunicatore oculare. Tutt’altro il ricordo che ha di lui chi lo ha conosciuto e frequentato negli anni della prima giovinezza, quando, appassionato di calcio, ha militato in tutte le categorie dilettanti: da Palmanova, a Talmassons, Castionese, Rivignano, Varmo, Azalea Latisana, Teor, Lavarianmortean. Oggi, invece, per presentarsi si definisce «un tracheostomizzato che per mangiare e bere – ci racconta – usa il peg, cioè un tubo nello stomaco».
Il messaggio inviato ai lettori del blog era chiaro: «Mi trovo fisicamente nella stessa condizione di Borgonovo». Cioè dell’ex calciatore di serie A (tra le altre, per due stagioni ha indossato anche la maglietta dell’Udinese), che dallo scorso settembre ha reso nota la propria malattia e a favore del quale, anche in Friuli, è scattata una corsa alla solidarietà. «Questa mia considerazione – ha affermato Marangone – potrebbe ancora di più spostare l’attenzione verso il calcio e la Sla, con conseguente maggiore interesse al problema, anche se dispiace constatare – continua – che solo quando sono colpite persone conosciute c’è interesse per una malattia, non solo nel calcio, ma in tutti i settori. Per cui ben vengano queste iniziative!».