"Il punto" settimanale con Giuseppe Papadopulo

| giovedì 15 gennaio 2009


Nonostante la temporanea pausa (misteri del calcio), Giuseppe Papadopulo si tiene aggiornato girando in Italia e all'estero, seguendo però sempre con grande attenzione il campionato italiano che presto lo rivedrà tra i protagonisti. Alleniamo.com, attraverso Daniela Asaro Romanoff, anche questa settimana lo ha raggiunto per raccoglierne impressioni sul campionato e non solo.

Mister Papadopulo, i suoi estimatori, e gli appassionati di calcio in genere, sperano che sia vicino un suo ritorno, a quando la panchina che merita?


Certamente non avrei mai immaginato che, dopo i lusinghieri risultati ottenuti negli ultimi due anni a Lecce, sarei rimasto così a lungo ‘vedovo’ di una panchina, ma nell’ambito delle regole del calcio si inseriscono delle altre regole e, pur nella consapevolezza di quanto siano penalizzanti, talvolta devono venir accettate. Comunque sono fiducioso, questo ‘status’ non si protrarrà a lungo.


Decisamente non sono più i tempi del ‘paron’, il grande e indimenticabile allenatore Nereo Rocco, quindi anche la preparazione e l’esperienza di un allenatore possono venir valutate con troppa superficialità.

Nei tempi in cui viviamo la tecnologia è onnipresente, è l’epoca del computer. La tecnologia è un bene, ma spesso viene usata male e l’essere umano si sta inaridendo, per cui anche il modo di interpretare il calcio del simpaticissimo ‘paron’ oramai terrorizza, l’uomo è sempre più lontano dai valori e dai principi, le qualità umane sono disperse.

Di tanto in tanto si parla di panchine allargate e di ‘allenatori ombra’. Secondo Lei è possibile che, in Italia, qualche allenatore sia semplicemente un uomo-immagine e alleni veramente ‘chi sta dietro le quinte’?

Io non credo agli allenatori ‘uomo-immagine’, vero è che troppi presidenti, attualmente, vogliono mettere il ‘becco’, occupandosi del fattore tecnico, così facendo, rovinano il lavoro e la reputazione degli allenatori.

A quale tra le squadre di serie ‘A’ Lei assegnerebbe un premio per il rispetto dello spirito sportivo e del fattore umano?

Al ‘Chievo’, che consapevole della propria ‘dimensione’ non ha mai ricorso al vittimismo.

E’ d’accordo con alcuni suoi colleghi, che ritengono sia un po’ troppo trascurata la preparazione tecnica dei calciatori? Spesso vengono ritenuti virtuosismi azioni assolutamente normali per un bravo calciatore: un goal in rovesciata, ad esempio. Perché in certe società la tecnica non viene valutata come dovrebbe?

Concordo con gli allenatori che evidenziano quanto venga trascurata la preparazione tecnica dei calciatori. Viene tenuta in considerazione la preparazione atletica, che è ovviamente indispensabile per giocare a calcio, ma, secondo me, è un grave errore tralasciare il fattore tecnico, affidandosi al D.N.A. di ciascun giocatore.

Ritiene che la matematica, la geometria , la fisica possono essere utili al calcio? Lei ha adottato talvolta formule di matematica, e la geometria, per organizzare meglio la sua squadra in campo?

Sicuramente matematica e geometria sono di assoluta utilità, ritengo che siano più utili della fisica.

Daniela Asaro Romanoff

0 commenti: